Trattato di funambolismo | Philippe Petit

Là in alto, mentre prende confidenza col suo nuovo territorio, il funambolo si sente solo. Se ne vedrà a lungo la sagoma immobile. Aggrappato con le mani alla passerella davanti a questo cavo orizzontale sul quale non osa posare il piede, si crederebbe che egli beva pigramente il sole al tramonto.
Non è così. Egli sta prendendo tempo.
Misura lo spazio, palpa il vuoto, soppesa le distanze, controlla lo stato degli attrezzi, li predispone. Assapora fremendo quella solitudine: sa che, se ce la fa, sarà funambolo.
Vuole allineare alla verticale dei suoi pensieri, i suoi dubbi e i suoi timori per issare fino a sè il coraggio che gli resta.

Sarete uno scheletro in equilibrio su una lama.
Oltre questo limite milioni di incantesimi, non esenti da paura, vi attendono.

La mia ombra era fedele, mi ha portato fino qui, e se per caso il coraggio mi venisse a mancare, getterò alla rinfusa sul filo il cadavere dei miei ricordi fino a trovarmi nel cuore di un uragano, per meglio scalare ciò che mi riempie di terrore.

Il funambolo, dopo l’ingresso sul filo, si ferma nel bel mezzo e s’inginocchia. Stacca una mano dal bilanciere.
il saluto del funambolo è una dichiarazione di potenza e di trionfo.
Egli getta il suo pugno in faccia ai venti.
Ma al culmine del gesto il pugno si apre, la mano raccoglie la risposta, il funambolo la legge in ginocchio.
Notizie di morte o promesse di gioie, in mezzo al cavo egli non lascia trasparire nulla di ciò che sa.
Offrivo spettacoli ovunque e per chiunque, viaggiando come un trovatore con la mia vecchia sacca di pelle. Ho imparato a sfuggire alla polizia con il motociclo. sono stato affamato come un lupo; ho imparato a dominare la vita.

Ecco il viaggio da fare: alzati quando il filo si mischia alla carta del cielo.

Il filo trema. Si vorrebbe imporgli la calma con la forza, mentre invece bisogna spostarsi con dolcezza, senza disturbare il canto della corda.

Capire la corsa è accordare il vento della camminata al soffio del cavo, senza porsi domande. la corsa non è il modo per andare rapidamente da un’estremità all’altra del filo. La corsa, ah ah! È il riso del funambolo.

Ogni pensiero sul filo è una caduta in agguato.

[Philippe Petit, Trattato di funambolismo, Ponte alle Grazie 1999]

2 Replies to “Trattato di funambolismo | Philippe Petit”

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.