Sono io che me ne vado | Violetta Bellocchio

L’Encicopedia Universale sono diciannove volumi rilegati in pelle verde.
Alcune pagine sono appiccicate, chiazzate di umidità, e quando le scopriamo le mettiamo faccia in giù sul termosifone
Ci giochiamo a “dizionario”.
Dizionario funziona come il gioco della bottiglia, solo che quando il collo della bottiglia punta su di te devi prendere un libro, aprire in un punto a caso e, hai capito, leggere.
Ad esempio:
«Il termine ospitalità deriva dal latino hospes, che significa a mezzanotte possiederò la tua anima
«Il motto della catena Best Western Travel è conteniamo con discrezione il vostro sviluppo demografico fin dal 1919.»
«Le oltre trecento miglia di vegetazione tumultuosa che punteggiano l’Outback sono anche la principale causa di gravidanza tra la popolazione locale.»
Cose così.

Se permetti agli altri di trattarti da vittima, forse avrai la vita più facile per sette minuti al giorno, ma non ti libererai mai della loro compassione. La gente ti maneggerà con cura. Ha paura di contagiarsi.

Il mio tutore del poligono […] dice che se i ragazzi potessero spararsi addosso un po’ più spesso non avremmo così tanti incidenti per guida in stato di ebbrezza.

Prende atto della distanza tra di noi. Non sa se è quella appropriata a quest’ora. No, signora, non ci stavamo drogando. No, signora, non stavamo ascoltando nessuna musica. La donna guarda Sean. Poi me. Poi di nuovo lui. Poi di nuovo me. Conosco quello sguardo. Sta valutando i miei fianchi in termini riproduttivi. Le donne con il bacino largo partoriscono più facilmente nelle praterie, e io sono destinata a partorire tra le urla. “Vanessa” non sarà mai nonna. Mai.

[Violetta Bellocchio, Sono io che me ne vado, Mondadori 2009]

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