Senza Veli | Chuck Palahniuk

Questo “kinder casting”, per dirla con le parole di Cholly Knickerbocker, prosegue tutto il pomeriggio. Questa audizione. […] Questo buffet di bambini abbandonati, frutto di gravidanze indesiderate, progenie di cuori spezzati, questi rosei e paffuti souvenir di stupri, promiscuità, incesti. Impulsi. Rimasugli di divorzi, violenze domestiche e malattie letali nutriti a biberon. Mentre tra le mie mani le setole rosa del pennello si fanno via via più rigide, i bambini, prove viventi di scelte sbagliate, continuano ad arrivare. Relitti depositati del mare che dormono o ridono, il residuo di ciò che un tempo dovette sembrare amore vero.

[…] la memoria non è nient’altro che una scelta personale. Una scelta assai deliberata. Quando ricordiamo una persona – un genitore, un coniuge, un amico – migliore di quanto magari fosse, lo facciamo per creare un ideale, qualcosa a cui noi stessi possiamo aspirare. Ma quanto ricordiamo qualcuno come un ubriacone, un bugiardo, un violento, non facciamo altro che creare una scusa per il nostro pessimo comportamento.
[…] Tutti gli esseri umani non fanno che cercare ragioni per comportarsi bene oppure scuse per comportarsi male.

È dietro un velo che mia amata signorina Kathie somiglia di più alla vera se stessa. Come chi ti lancia uno sguardo dal finestrino di un treno, o dal lato opposto di una strada trafficata, un’immagine resa indistinta dallo sfrecciare del traffico, un volto che potresti sposare in quel momento stesso, e con il quale immaginare di vivere felice per sempre. Il suo viso, armonico e sereno, così pieno di potenziale, di possibilità, sembra la risposta a tutti i mali del mondo.

[Chuck Palahniuk, Senza veli, Mondadori 2010]

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