oro.

c’è questa cosa che si legge sempre in giro che in oriente si usa aggiustare con l’oro le crepe dei piatti così la ferita non viene nascosta ma celebrata, e il piatto stesso aumenta di valore, invece di essere buttato via.

per me le ferite, quelle crepe che si creano con la distanza, con il silenzio, con le incomprensioni, hanno come oro la musica.
la musica è capace di andarle a riempire ogni volta esattamente della cosa che manca, nel taglio che si è creato. a volte è una lacrima, altre volte esattamente quella parola, altre ancora quel giro di chitarra lì, che la prima volta che l’hai sentito eri una persona completamente diversa e quella ferita non potevi neanche immaginare esistesse.

la musica è un oro dalle mille forme, che per tutta la vita si adatta e riempie proprio quello spazio che si è spezzato. e magari non lo ricompone, come un piatto cinese, ma ci cresce dentro, come l’erba nell’asfalto.

il corpo come una cicatrice di note.

Resta con me questa sera
e balla ancora,
danza con me questa sera
spogliami ancora.
è notte e ci soffia all’orecchio
che l’ora già muore
assieme al nostro odore
a questo tuo sapore.

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