Oblomov | Ivan A. Gončarov

All’astuzia ricorrono soltanto le donne di intelligenza più o meno angusta. In mancanza di vera intelligenza, per mezzo dell’astuzia, esse manovrano le molle della minuta vita quotidiana, intrecciano, come un ricamo, la loro politica familiare, perdendo di vista come si dispongono per principali linee della vita, in quale direzione si orientino e in che punto si incontrino.
L’astuzia è una moneta spicciola, con la quale non si può comprare un gran che. […] con l’astuzia si può nascondere qualche cosa, ingannare qui, alterare il vero là; ma l’astuzia non basta mai ad abbracciare un orizzonte vasto […].
L’astuzia è miope: vede bene soltanto ciò che ha sotto il naso e perciò, spesso, finisce per cadere nella rete che essa stessa ha teso.

«Ma cos’è che in questa vita ti dispiace in modo particolare?»
«Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchiere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi […]»

Oblomov non riusciva a capire da dove Olga traesse tanta forza, tanto tatto, la capacità di saper agire in qualunque circostanza.
«Dev’essere perché» pensava Oblomov «uno dei suoi sopraccigli non si distende mai, è sempre un pochino sollevato e sopra di esso è una piccola ruga appena visibile… Lì, in quella ruga, si annida la sua tenacia.»

[Ivan A. Gončarov, Oblomov, BUR 1985]

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