non sono una signora.

ho parlato con i miei amici di una cosa che mi è successa sul lavoro, ovvero di una cliente (donna!) che in situazioni molto formali si rivolge ai miei colleghi uomini con la formula dottor Cognome, e a me come Paola, se non la Paola (che ci porterà i caffè?).

quella che sembra una pura formalità – perché, diciamocelo, i titoli sono qualcosa di antistorico e completamente inutile – è in realtà una delle cose più sintomatiche del patriarcato in cui siamo immersi.

sono usciti tantissimi esempi, da quasi ogni settore:
negli ospedali l’uomo è dottore e la donna è signora – o addirittura alle dottoresse in visita viene chiesto dai pazienti: “ma il dottore quando arriva?”
nelle scuole e università gli uomini sono professori e noi sempre signore 
per non parlare di settori storicamente molto maschili, come l’edilizia: in cantiere gli uomini sono tutti ingegneri e architetti (anche chi non lo è), e noi tutte signore. 
o laure o paole o valentine.

quello che accomuna tutte le testimonianze che ho raccolto è:
gli uomini sembrano non accorgersi di questa cosa
[quando viene esplicitato ti guardano come dire: ah, ma sai che ora che me lo fai notare…]
è un comportamento attribuibile a donne e uomini, indifferentemente [spaventoso]
è automatico, cioè non fatto consapevolmente per sminuire le donne, ma come riflesso culturale
[e questa è senza dubbio l’aspetto più grave].

la discussione si è poi allargata alle difficoltà nel prendere la parola e farsi ascoltare in tavoli maschili:
è molto difficile
è meglio far silenzio per attirare l’attenzione.ma no, è meglio urlare per farsi rispettare
ma va, è meglio aspettare che ci interpellino quando hanno bisogno del nostro punto di vista
e così via.

e poi alle strategie di difesa:
dobbiamo chiedere ai nostri colleghi uomini di difenderci [quindi abbiamo bisogno sempre di un uomo per essere rispettate?]
dobbiamo difenderci da sole [al costo di sembrare attaccate alla formalità, di essere fraintese nelle motivazioni per cui vogliamo essere dottoresse]
dobbiamo guardare male chi ci chiama signore [ma nessuno capirà perché]
dobbiamo dare del tu a tutti [diventando noi maleducate]
ma no: dobbiamo pretendere che ci diano tutti del lei [sembrando pazze e fuori dal tempo]

perché:
se parliamo piano e pacatamente non siamo abbastanza incisive, sembriamo deboli [e allora vedi che le donne non possono avere la stessa autorevolezza, professionalità]
se urliamo e ci imponiamo siamo frustrate, abbiamo il ciclo, non scopiamo abbastanza [e allora vedi che siamo emotive, non sappiamo gestire lo stress]



poi, verso sera, al telefono con l’uomo più femminista che conosca, ho discusso della frustrazione derivata dal fatto di dovermi/ci difendere per il solo unico fatto di avere una vagina e ne abbiamo concluso (dopo non poche mie proteste) che la frustrazione purtroppo devo mettermela in tasca e arrendermi al fatto che le cose stanno così e non possiamo fare altro che reagire. 
tutti. 
sempre.

perché anche se abbiamo lo stesso titolo di studio (o superiore), la stessa esperienza (o maggiore), la stessa competenza (lasciamo perdere) ancora oggi non è sufficiente, non riusciamo a essere trattate allo stesso modo.

e perché anche se reagire ci rende la vita lavorativa più complicata, o ci fa sembrare matte, isteriche, rompicazzo 
dobbiamo
farlo
ogni 
singola
volta.

perché “è una distorsione della realtà così introiettata a livello sociale” che va sradicata giorno per giorno, punto per punto. non possiamo lasciarne passare una.

e  solo così, forse (ma solo forse), le nostre figlie e le nostre nipoti non dovranno fare 10 volte la fatica di un uomo per farsi rispettare nella stessa posizione lavorativa.

[lo so, questa sembra una di quelle cose come “il divario tra nord e sud sarà colmato entro il 2020″, ma che alternativa abbiamo?]

3 Replies to “non sono una signora.”

  1. dovremmo riuscire, un giorno, ad essere professionali nei contesti lavorativi, e goliardi nei contesti amicali, senza che questo ci qualifichi come bacchettoni. E intendo tutti, uomini e donne. Perché secondo me è questo il trucco: non sono cagac***i se preciso una questione, ma APPUNTO preciso una questione.
    Come la regola di base, no? Si mangia con coltello e forchetta, non con le mani. Appurato questo possiamo procedere. … Insomma, sono d’accordo con il tuo amico, ogni volta che accade (purchè non si sia nel mezzo di una discussione molto accesa) è necessario ribadire. Con pazienza. Gutta cavat lapidem.

  2. sì. sul fatto del contesto lavorativo, dipende tanto dal tipo di lavoro, dall’età, dai colleghi. non credo esista una regola generale. però è vero (e necessario) farsi sempre rispettare, in modo fermo ed educato, ma sempre.

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