Nessuno è indispensabile | Peppe Fiore

Le disse che adesso si sentiva solo come non si era mai sentito, quasi l’assenza di lei avesse lasciato uno spazio cavo in ogni cosa: pensava in continuazione a lei, che non essendoci più era ovunque.

I colleghi sono persone solo fino a un certo punto. Per questo si chiamano risorse umane.

Durante la cena […] si raccontarono tutto. Le rispettive vite per intero, e le rispettive ambizioni frustrate, i sogni che avevano da bambini e i sistemi di desideri che si erano semplificati col tempo, e le costellazioni che avevano imparato alle elementari, e le fughe a cui avevano rinunciato da adolescenti, e quelle che progettavano adesso che erano adulti intrappolati nelle circostanze, e gli amori da cui erano stati delusi, e le delusioni che a loro volta avevano distribuito tra le persone che amavano, e i singoli istanti delle loro vite in cui avevano rinunciato a credere in singole cose. Ovviamente non si dissero una parola. Furono solo sguardi.

[Peppe Fiore, Nessuno è indispensabile, Einaudi 2012]

1 Reply to “Nessuno è indispensabile | Peppe Fiore”

  1. “Sai qualcosa dei quaccheri, la religione quacchera? […] Be’, una volta sono stato a un matrimonio quacchero. Ed è stato fantastico! Senti cosa fanno: la… la coppia arriva e si mette in ginocchio davanti all’intera congregazione e ognuno dei due fissa l’altro. E nessuno dice una parola, a meno che non senta che è Dio che lo spinge a parlare, a dire qualcosa. E poi, dopo un’ora circa in cui si… si sono solo fissati, sono sposati.”

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