Mio padre non ha mai avuto un cane | Davide Enia

Pomiciare quindi deriverebbe non dall’azione compiuta con la pietra pomice ma dall’essere la pietra pomice e, come tale, comportarsi di conseguenza: agire senza mai rischiare di sprofondare, in una continua limitazione delle possibilità, la mano che avanza  e subito si ritrae indietro, il sesso che pulsa ma rimane incarcerato, i fianchi che vorrebbero esplodere in cose sfrenate invece niente. Nessun affondo. Nessun rischio di farsi male. Questo è il pomiciare. Galleggiare continuamente sulla superficie del sentimento, senza il coraggio o la voglia di affondarci dentro, in una sospensione che volutamente ignora il pericolo e l’ebbrezza dell’annegare.

Nel 1992 Palermo subì due stragi, una alle sue porte, una nel suo grembo.
Fu il punto più basso della sua storia recente, il più atteso e il più umano.

Non ci fu nulla di animalesco nel far esplodere le bombe: l’uso delle armi, la pianificazione di una strage, la sua realizzazione sono tratti unicamente, spudoratamente umani.

Recidere il filo della vita perché si può.
È la legge del Potere.
Segue le regole dettate dall’uomo.

[Davide Enia, Mio padre non ha mai avuto un cane, :duepunti edizioni 2010]

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