metti una sera d’autunno a milano.

Metti un autobus che non passa e tu a due chilometri e mezzo da casa. Metti che stai tornando da una serata di amiche e chiacchiere dopo una settimana di pianti e notti insonni. Metti che, guardando la fermata dei taxi, pensi che no: stasera ti va di camminare e questo autobus che non passa potrebbe essere quasi una fortuna.

Fa freddo che si vede il fiato e hai le guance rosse. Ti stringi nel piumino, mani in tasca, cuffia in testa e inizi a camminare veloce perché nelle orecchie c’è la batteria di Vittoria.

Le poche macchine ancora in giro che filano via veloci.
Qualche passante che si affretta verso casa.
Un vecchio che usa l’ombrello come un bastone.
Il barbone che sistema il giaciglio della notte nell’ingresso di un’assicurazione.
La puttana che apre la giacca ad ogni macchina che si avvicina.
I ragazzi che fumano davanti al pub e le coppie che cenano dietro la vetrina dei ristoranti.
Le luci di Natale.
E tu non che ti ricordavi più quanto tempo ci vuole a fare una rotonda a piedi.

Metti che prima di aprire il portone di casa ti fermi a sentire il tuo corpo ormai riscaldato e il bene che ti ha fatto tutta quest’aria gelida sulla faccia.

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