Mattatoio n.5 | Kurt Vonnegut

Uno dei due esploratori chinò la testa e lasciò cadere uno sputo dalle labbra. L’altro fece lo stesso. Studiavano gli effetti infinitesimali dello sputo sulla neve e sulla storia.
Per le guardie che camminavano su e giù, là fuori, ogni vagone divenne un singolo organismo che mangiava e beveva e mandava fuori gli escrementi attraverso i ventilatori. Questo organismo parlava e qualche volta gridava anche, attraverso i ventilatori. Vi entravano acqua, forme di pane nero, salsiccia e formaggio, e ne uscivano merda, piscia e parole.
«[…] Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvertimenti o spiegazioni. È, semplicemente. Prenda la vita momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti in un blocco d’ambra.»
L’essere proveniente dallo spazio studiò a fondo il cristianesimo per capire, se possibile, perché per i cristiani fosse tanto facile esser crudeli. Concluse che il guaio derivava almeno in parte dal modo trasandato in cui era scritto il Nuovo Testamento. Secondo lui l’intento dei Vangeli era di insegnare alla gente, fra le altre cose, a essere misericordiosi, anche verso i più umili. Ma i Vangeli finirono in realtà per insegnare questo: Prima di uccidere un uomo, accertatevi bene che non sia imparentato con qualcuno d’importante. Così va la vita.

Trout aveva scritto un libro a proposito di un albero che faceva soldi. Aveva per foglie dei biglietti da venti dollari; i suoi fiori erano obbligazioni statali, i frutti diamanti. Gli uomini ne erano continuamente attratti e si uccidevano l’un l’altro attorno alle sue radici, diventando così ottimo fertilizzante.

Era una creaturina poco intelligente, ma un invito formidabile a far figli.

[Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5, Feltrinelli 2005]

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