Mandami tanta vita | Paolo Di Paolo

Una città è soprattutto ciò che ne ignoriamo, gli infiniti punti dove non siamo.

Dove resta scritto, dove resta segnato tutto l’amore che facciamo? Il piacere esiste solo provandolo. Tutta la concentrazione del mondo, un minuto dopo, non servirebbe a riafferrarlo là dove è svanito.

[…] anche il rancore è un alibi.

I timbri sopra alle buste sono un linguaggio a sé, la carta viaggi, prende i treni, vola, fa le sue tappe. C’erano segni lunghi come code di stelle comete e c’erano indicazioni che dicevano FRAGILE, perché i sentimenti purtroppo lo sono; oppure PRORITÉ, perché a volte si vuole affrettare il tempo anche se il tempo ha già di suo molta fretta. Quando si sta tre giorni senza qualcuno, una lettere che arriva è una gioia del cuore. Adesso che l’impiegato batte forte il timbro sull’affrancatura, vorrebbe dirgli Mi scusi, devo fermarla, avrei una frase da aggiungere, è una frase che mi è tornata in mente ma l’ho pensata spesso, l’ho pensata sempre, era per la mia fidanzata, che adesso è mia moglie e la madre di mio figlio, se ricordo bene diceva così: Una leggera di Didì è la vita sai?
Quindi mandami tanta vita.

Il primo verso dice Triste anima passata. Poi, a capo, il secondo dice E tu volontà nuova che mi chiami. Stasera, di quel poeta, decide di ricordare solo quel paio di versi, cancellando tutto il resto. Gli basterà che accada qualcosa, per infrangere come un vetro il suo tempo sospeso. La farà accadere.

[Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita, Feltrinelli 2013]

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