L’intelligenza erotica | Esther Perel

[…] la vita moderna ci ha privato delle risorse tradizionali, e ha creato una situazione in cui ci aspettiamo da una sola persona quella protezione e quei legami emotivi che un tempo erano garantiti da una molteplicità di reti sociali. Le relazioni intime fra adulti sono sovraccariche di aspettative. […] Viviamo a chilometri di distanza dalle nostre famiglie, non frequentiamo più gli amici di infanzia, e veniamo regolarmente sradicati e trapiantati. Tutta questa discontinuità ha un effetto cumulativo. Portiamo nella nostra relazione sentimentale una vulnerabilità esistenziale quasi intollerabile… come se già l’amore di per sé non fosse abbastanza pericoloso.

L’infanzia è stata santificata al punto che non sembra più ridicolo che un’adulta si sacrifichi interamente per sostenere lo sviluppo senza macchia e senza dolore della sua prole: una macchina da allevamento disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. È una bella differenza rispetto ai tempi in cui i figli erano considerati prima di tutto risorse economiche per la collettività, e le donne ne partorivano molti nella speranza di tenerne qualcuno. Non ricaviamo più lavoro dai nostri figli; oggi ne traiamo significato.

Al margine di ogni coppia vive il terzo. È il fidanzatino del liceo di cui ricordiamo ancora le mani, la cassiera carina, il bel professore con cui flirtiamo quando andiamo a prendere nostro figlio a scuola. Il terzo è il sorriso di un uomo sulla metropolitana. È la spogliarellista, la pornostar, la prostituta, anche se non l’abbiamo mai toccata. È quello su cui fantastichiamo facendo l’amore con nostro marito. È quella che puoi trovare sempre più spesso su internet. Reale o immaginato, incarnato o no, il terzo è il fulcro attorno al quale la coppia trova l’equilibrio. È la manifestazione del nostro desiderio verso ciò che è oltreconfine. È il proibito.

[Esther Perel, L’intelligenza erotica, Ponte delle Grazie 2007]

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