L’inconfondibile tristezza della torta al limone | Aimee Bender

Che boccata d’aria, ogni volta che diceva il mio nome. Era come se venisse estratto il mio numero alla lotteria.

Ti può far sentire così sola, vedere gli estranei fuori alla luce del giorno, che fanno compere, un giorno che non è di quelli buoni.

Staccammo i volti uno dall’altro. Baciandoci piano, più piano. Pause. Abbellimenti. Punteggiatura. Io lo tenevo ancora per le braccia, stretto. Ricòrdatelo, pensai.
Lui mi restò vicino, e mi reggeva il volto, le spalle, e mi sfiorava dietro al collo, e per un tempo che mi parve più di un’ora ce ne restammo lì in piedi a farci compagnia con le mani e le labbra e la pelle e il silenzio.

[Aimee Bender, L’inconfondibile tristezza della torta al limone, Minimum Fax 2011]

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