Come pelle che si rompe | Stephen Foster

“Ti spiace se fumo?”
Ad Amanda non piace il fumo.
“No, fai pure,” risponde.
Ma Hewitt si sente a disagio con la sigaretta, perchè ha sentito il sì del suo no. Ne fuma solo metà prima di gettarla nel canaletto di scolo. Per farsi perdonare finge di identificare una costellazione, l’Orsa Maggiore. È una mossa geniale, perché indicando le stelle che ne formano il contorno non può fare a meno di offrirsi di toccare Amanda, di allungare il braccio, insieme al suo, tracciare il perimetro con le dita di lei, un perimetro che anche lui sta scoprendo soltanto adesso.

È davvero carino, in realtà. Fra un minuto mi toccherà la mano. Mi sta toccando la mano. Le sue mani sono fredde e leggermente umide. Buffo. Ha avvicinato il viso. Riesco a sentire il suo odore. Sa di shampoo e di tabacco. Sta impiegando un sacco di tempo a ricalcare questo profilo. Sinceramente non riesco a distinguerlo. Sto fingendo di riuscirci, in un certo senso, un pò. Mi piacerebbe baciarlo?

[Stephen Foster, Come pelle che si rompe, Bompiani 2000]

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