Il mondo dopo la fine del mondo | Nick Harkaway

Secondo lei, gli inferni erano come la reggia di un visir, o un palazzo del governo, e ogni piano era dedicato a una forma diversa di sofferenza. C’era un Inferno Brulicante di Mosche, un Inferno di Mutande Ruvide e un Inferno di Minestra Tiepida: in pratica, tutti gli inferni possibili e immaginabili, dai più brutti ai più banali. C’era un Inferno di Attese in Piedi in Code Infinite, un Inferno di Solitudine, un Inferno di Vicini Pettegoli e un Inferno di Dolore Silenzioso, e giù giù fino a un Inferno di Pece Bollente e un Inferno di Dita Schiacciate […] C’era addirittura un Inferno dell’Incertezza del Futuro in cui ti tenevano semplicemente lì ad aspettare di scoprire in quale inferno saresti finito. Per sempre.
Se esiste un Inferno del Non Morire Separati, io sono lì.

Una zona di guerra non è il posto ideale per le pecore. Non è il posto ideale per niente e nessuno, a dire il vero, ma le pecore di solito sono un po’ più ottuse e prive di acume tattico nonché di ragionamento individuale, e affrontano il problem-solving con un approccio per tentativi ed errori. Le pecore tendono a girovagare a casaccio, abitudine che non favorisce la sopravvivenza nei campi minati. Appena ne salta per aria una, automaticamente tutte le altre si sparpagliano per confondere il predatore, con il risultato che ne saltano in aria diverse altre in un lanoso BUM-stciacpitterslee-ohi, che è il rumore prodotto da un ovino di medie dimensioni allorché viene proiettato in aria da una mina antiuomo e quasi completamente disfatto, ricadendo a terra sotto forma di massa semiliquida. Tale rumore o la realtà a esso concomitante spaventano ancora di più le restanti pecore e solo dopo che un certo numero di queste è stato liquefatto ed è piovuto dall’alto sulla zona le superstiti finalmente capiscono che l’unica via di scampo è tornare da dove sono venute.  A questo punto, purtroppo, non ricordano più da dove sono venute e si ricomincia daccapo. BUM!

La paura è un’emozione multiforme. Può essere fatta di brividi e sussulti, come una scossa elettrica, oppure di correnti di aria gelida, notturna, che ti si insinuano nel letto quando porte e finestre dovrebbero essere chiuse. Può arrivare sotto forma di passi conosciuti nel posto sbagliato e al momento sbagliato, o di passi sconosciuti in una stanza familiare. […] Quando la affronti, è piccola e debole e ti guarda con occhi timorosi, tanto che ti chiedi come faccia a turbarti. Ma appena ti volti si gonfia e scaglia saette e ombre gigantesche che riesci a a cogliere appena con la coda dell’occhio, e fa cigolare le assi del pavimento. Si gonfia, si gonfia, si gonfia fino a scoppiare, spargendo frammenti negli angoli più reconditi della tua mente dove attecchiscono e ricominciano a crescere fino a invaderti in ogni tua parte. Ti inondano, e tu affoghi.

[Nick Harkaway, Il mondo dopo la fine del mondo, Mondadori 2009]

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