I segreti di New York | Corrado Augias

[Herman Melville] Poi Herman si sposa, ha dei figli, diventa nonno. Gli ultimi anni li passa in una casa con la facciata di mattoni al numero 104 Est della Ventiseisima Strada. In salotto ci sono vecchi mobili di mogano, alti scaffali marroni, sul muro dell’ingresso è appesa una stampa del golfo di Napoli. La sua stanza ha alle pareti una tappezzeria scura, in mezzo c’è un letto di ferro nero e fuori dalla finestra un minuscolo balcone che guarda a sud. Talvolta lo si vede su quel balcone, su una seggiola di tela, mentre fuma la pipa stringendo la mano di sua moglie. È probabilmente questa la forma di amore che preferisce

[Dorothy Parker] Sigaro tra i denti, stomaco prominente, il produttore ha appena finito di scorrere una sceneggiatura della Parker e non è rimasto molto convinto.
«È un bellissimo testo, non c’è dubbio. Lei è una donna fuori dal comune e ha uno spirito straordinario. Ma finora non ha mai avuto molto pubblico e sa perché? Perché non dà alla gente ciò che la gente vuole!».
Dorothy lo fissa per qualche istante, poi replica con il suo tono più candido: «Ma Mr Goldwyn, la gente non sa quello che vuole fino a quando non glielo diciamo noi».
«Ecco, ci risiamo, motti di spirito. Miss Parker, glielo dico chiaro e tondo, non si fanno i soldi con i motti di spirito. La gente vuole il lieto fine».
«Mr Goldwyn, non so se la sorprenderà ciò che sto per dirle, ma in tutta la storia dell’umanità, miliardi e miliardi di persone, non ce n’è stata una che abbia avuto un lieto fine».

[Meyer Lansky] Grande lusso per un gangster morire d’infarto, forse il più grande di tutti.

[Corrado Augias, I segreti di New York, Mondadori 2000]

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