I miserabili | Victor Hugo

[…] se fosse dato ai nostri occhi terreni di vedere nella coscienza altrui, si giudicherebbe molto più sicuramente un uomo da quel che sogna, che da quel che pensa. Nel pensiero v’é la volontà, mentre non v’é alcuna nel sogno. Il sogno, affatto spontaneo, assume e conserva, anche nel gigantesco e nell’ideale, il volto della nostra mente, e non v’é nulla che esca più direttamente e sinceramente dal fondo della nostra anima, delle nostre aspirazioni irriflessive e smisurate verso lo splendore del destino. In queste aspirazioni, molto più che nelle idee composte, ragionate e coordinate, si può ritrovare il vero carattere d’ogni uomo. Le nostre chimere sono quelle che più ci somigliano, e ciascuno sogna l’ignoto e l’impossibile secondo la propria natura.

V’era nulla e tutto: fu come uno strano lampo. Ella abbassò gli occhi, egli proseguì la sua via. Quel che aveva visto, non era l’occhio ingenuo e semplice d’una bimba, ma un abisso misterioso, che s’era socchiuso e poi rinserrato bruscamente. V’è un giorno in cui ogni fanciulla guarda in quel modo. Disgraziato colui che si trova davanti a quello sguardo! Quel primo sguardo di un’anima che non si conosce ancora è come l’alba nel cielo: è il destarsi di qualche cosa di radioso e d’ignoto. Nulla saprebbe rendere il fascino pericoloso di quel bagliore inatteso, che rischiara vagamente ad un tratto tenebre adorabili e si compone di tutta l’innocenza del presente e di tutta la passione dell’avvenire. È una tenerezza indecisa che si rivela chissà perché e aspetta; è un agguato che l’innocenza tende a sua insaputa e nel quale essa prende i cuori, senza volerlo né saperlo; è una vergine, che guarda come una donna.

E poi, cosa bizzarra, il primo sintomo del vero amore, nel giovane è la timidezza, nella fanciulla l’ardire. Ciò stupisce, eppure nulla di più semplice: sono i due sessi che tendono ad accostarsi prendendo l’uno le qualità dell’altro.

Esistono frane interiori. La penetrazione d’una disperata certezza non avviene nell’uomo senza che siano allontanati e spezzati certi elementi fondamentali che sono talvolta l’uomo stesso. Quando giunge a quel grado, il dolore è il si salvi chi può di tutte le forze della coscienza. Sono crisi fatali, dalle quali pochi di noi escono immutati e fermi nel loro dovere poiché, quando il limite del dolore è superato, la più imperturbabile virtù rimane sconcertata.

[Victor Hugo, I miserabili, Ugo Mursia 1999]

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