I malcontenti | Paolo Nori

Era una bella ragazza, strojnaja, dicono i russi, snella e armoniosa, con una faccia che, non so come dire, mi viene da dire decisa ma non era decisa, era come se stesse sempre per decidere qualcosa, era una faccia che, anche quando era ferma, dava sempre l’impressione del movimento, c’era qualcosa, nei suoi zigomi, nelle sue labbra, nella mascella, che sembrava sfidasse la legge di gravità, qualcosa che ti veniva da dire: Adesso cade, e invece non cadeva.

Ogni tanto mia nonna diceva delle cose che eran sempre quelle, però erano belle. Cosa tramagli? Fa’ a mente a me. Tienti da conto. Ho un lavoro che cava gli occhi. Ma la tua intelligenza? Oèp, la curva. Hai parlato bene. Siamo a campo vinto. Mi fai vento. Tutte le carte fan sessantuno. Hai due occhioni. Guarda che diventi un bolide. Bisogna sciffrare la faccenda. Basta con questa musica da morti.

Era come, non so se si capisce, era come quando una donna comincia a dirti che i tuoi comportamenti non van bene, ma non quelli di oggi, o non solo quelli di oggi, anche quelli di una settimana fa, o di due mesi fa, o di tre anni fa poi tu avevi detto una cosa che lei non se la sente, di perdonartela.
Allora tu cominci a fare andare la testa dalle parti, a destra e a sinistra e, anche se sei in un posto che conosci benissimo, come la tua stanza da letto, ti accorgi che ci sono delle cose interessantissime, delle buste vuote, dei quadrimestrali di letteratura polacca che te chissà come mai non li avevi mai aperti, è come se le cose, intorno a te, improvvisamente, fossero coperte da una vernice trasparente che le rende più interessanti, un color via di fuga che riempie le cose di significato, non so se si capisce, perché si capisca bisogna che chi legge abbia fatto almeno una volta questa esperienza.

[Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010]

2 Replies to “I malcontenti | Paolo Nori”

  1. Meraviglia! Ho amato “Noi la farem vendetta”, questo mi manca, lo metto subito nella lista di cose da comprare quando torno a Maggio,

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