Molto forte, incredibilmente vicino | Jonathan Safran Foer

No, non è questo, non c’entra con la mia gioia, con il sollievo delle mie pene. A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre intorno, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno, mi siedo in disparte con un caffè e scrivo nel diario, controllo gli orari dei voli anche se ormai li conosco a memoria, osservo e scrivo, cerco di non ricordare la vita che non volevo perdere ma che ho perduto e devo ricordare, essere qui mi riempie di gioia il cuore anche se la gioia non è mia.

«Cosa credi che ti stia succedendo?» «Che sento troppo. Ecco che succede.» «Ma tu credi sia possibile che una persona senta troppo? Non è che sente nel modo sbagliato?» «Il mio dentro non corrisponde al mio fuori.» «Credi che esista qualcuno con il dentro che corrisponde al fuori?» «Non lo so. Sono solo io.» «Forse la personalità è proprio questo: la differenza tra il dentro e il fuori.» «Per me è peggio.» «Temo che tutti credano che per loro è peggio.» «Ma per me è peggio davvero.»

«Seppellirò i miei sentimenti nel profondo di me […] Anche se saranno fortissimi non li lascerò uscire. Se dovrò piangere, piangerò dentro. Se dovrò sanguinare, mi verranno dei lividi. Se il mio cuore comincerà a dare i numeri, non ne parlerò con nessuno al mondo. Tanto non serve. Rovina solamente la vita a tutti. » «Ma se seppellisci i tuoi sentimenti nel profondo di te, allora non sarai veramente te stesso, non ti sembra?» «Embè?»

[Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, Ugo Guanda Editore 2005]

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