Dove il vento grida più forte | Robert Peroni

[…] ho sempre pensato che la sofferenza sia parte integrante della vita. Non la cercavo, certo, ma ero pronto ad accettarla. È una cosa che ho imparato da questo popolo, consapevole com’è che il dolore è inevitabile, un aspetto come un altro dell’esistenza. La nostra società cerca di rimuovere anche il più piccolo malessere: per la febbre prendiamo l’aspirina, una pillola per il mal di testa e un’altra per il mal di pancia. Curiamo anche i sentimenti. Alla fine ci ritroviamo in un limbo permanente: non proviamo mai la sofferenza, e così ci viene a mancare anche la percezione della gioia, di quella felicità pura che avvertiamo quando è più forte del dolore.

Se uno prende in mano due sassi diversi tra loro può tenerli vicini, cercare i punti in cui possono stare l’uno accanto all’altro, e quando trova la giusta posizione, zac, ha fatto.
Ma se uno vuole che siano davvero vicini vicini, deve prima studiali, guardarne con attenzione la forma, conoscerne gli spigoli, le curve e le asperità. Quando ha osservato a lungo le configurazioni dell’uno dell’altro, a quel punto può provare a farli combaciare nel modo migliore possibile.
[…] Prima di creare una vera unione, un uomo deve lavorare su se stesso, partire e andare, lasciare il modo per potervi tornare. Da solo, però , perché la solitudine, quella positiva, è qualcosa che, nell’abbandono degli altri, vi permette di rientrare nel gruppo come persone migliori.

[Robert Peroni, Dove il vento grida più forte, Sperling & Kupfer, 2013]

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