Dance Dance Dance | Murakami Haruki

Ci sono persone che riconoscono la mia «normalità» e ne sono attratte. Queste rare persone e io ci attiriamo a vicenda, come pianeti sospesi nel buio dell’universo, che una forza irresistibile avvicina uno all’altro, per poi allontanarli di nuovo. Mi cercano, creano un rapporto con me e un bel giorno se ne vanno. Possono essere amici, amanti, mogli. Anche nemici. Ma sempre, prima o poi se ne vanno. Per stanchezza, disperazione, o perché le cose che si avevano da dire si sono esaurite, come un rubinetto che non dà più acqua. […] Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.

– Come si comporta, cosa fa, una persona come lei, quando è ferita?
– […] una condizione del genere dopo un po’ diventa cronica. La ferita è riassorbita nella quotidianità e non ci si ricorda più dov’è. Ma rimane. Non è una cosa che puoi tirare fuori e mostrare. Se si può, vuol dire che è una ferita da poco.

Pazienza. Anche io ho i miei momenti no. E poi farsi vedere nel proprio aspetto migliore non è esattamente lo scopo principale della mia vita.

Per me l’amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche ecc., riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. A volte non si conosce il numero. A volte ti chiamano, ma hanno sbagliato numero. Non c’è niente da fare. Finché vivremo in questo corpo sarà così.

Però come siamo strani! Si invecchia in un attimo. Un tempo credevo che si invecchiasse un po’ per volta, anno dopo anno. […] Invece no. Accade di colpo.

Detto concretamente: la vita dell’uomo è breve, e molto più fragile di quanto immagini. Perciò bisogna comportarsi con gli altri in modo da non portarsi poi dietro inutili rimorsi: giustamente, e se possibile sinceramente. A me non piacciono le persone che non fanno questo sforzo quando la persona è in vita, e dopo che è morta la piangono e dicono di avere tanti rimorsi.

[Murakami Haruki, Dance Dance Dance, Einaudi 2005]

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