Ci vogliono le palle per essere una donna | Caitlin Moran

[…] è tecnicamente impossibile per una donna non dirsi femminista. Senza il femminismo non avreste il permesso di dibattere su quale sia il posto della donna nella società, perché sareste troppo impegnate a partorire sul pavimento della cucina mordendo un cucchiaio di legno per non disturbare la partita di carte degli uomini in salotto, per poi continuare a sturare il water.

È un rompicapo in stile Codice da Vinci: se un uomo vi porta fuori a cena, vi tromba e poi non vi chiama più per due settimane, sta cercando di mettervi alla prova chiedendovi di risolvere un enigma che voi, grazie a un po’ di algebra, ad antichi papiri e ore di lagna telefonica con le amiche, riuscirete a decifrare per portarvi a casa il premio finale: il matrimonio.

Per una donna, ogni mise racchiude la speranza di un incantesimo lanciato per influenzare le sorti della giornata, è un tentativo di prevedere il futuro alla maniera di un oroscopo. […] Non c’è da stupirsi se il primo pensiero di una donna, in tutte le occasioni importanti della sua vita (che sia il lavoro, la neve o il parto) si traduca nel grido semidisperato: «E ora che cosa mi metto?»
Quando un donna dice: «Non ho niente da mettermi!» ciò che davvero intende è: «Qui non c’è nulla che vada bene per incarnare la persona che voglio essere oggi».

[Caitlin Moran, Ci vogliono le palle per essere una donna, Sperling & Kupfer 2012]

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