“Ci sono due tipi di uomini,” [...] “Il primo, per innamorarsi deve sapere come una ragazza mangia un panino, come si pettina, per quali assurdità si crea dei problemi, perché suo padre si arrabbia, e altre storie e leggende che si raccontano su di lei. Invece il secondo tipo, e io sono così, deve sapere pochissime cose su una ragazza per innamorarsene.”
“Allora sei innamorato di me perché non mi conosci affatto? Secondo te è vero amore questo?”
“L’amore per cui uno darebbe tutto quello che ha è così”
“Come hai fatto a innamorarti di me senza conoscermi?”
“Perché sei bella… Perchè immagino che saremo felici insieme… Perché riesco a dirti tutto senza sentirmi in imbarazzo. Immagino sempre di fare l’amore con te.”
La storia della vita di uno è uguale a quello che ha più quello che desidera più di tutto al mondo, meno quello che è davvero disposto a sacrificare per ottenerlo.
Movimento lento, le sue braccia attorno a me, il mio volto sepolto nel collo ad aspirare il suo odore, il suo respiro come un dolce ronzio nell’orecchio. Pensieri, cuore, sangue, tutto all’improvviso si fermò e si raccolse al centro di me, pronto ad esplodere. [...]
Stavo fluttuando nell’occhio del ciclone, nella zona più tranquilla dell’amore più profondo che avessi mai provato.
“Ti amo” dissi. Ma non con la voce.
Ho scavalcato il tuo corpo scomposto nel sonno
e nella mia parte di letto mi sono avvolto nel tuo calore.
Ci son quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di piccole cose domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si vede in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta; quelli che annegano nelle lacrime che versano, quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno, ci sono quelli che non riescono più a vedere il morto, tentano, ma non ce la fanno, il morto ha portato con sé la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue foto, traslocano, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno il pic-nic al cimitero e quelli che lo evitano perché hanno una tomba scavata nella testa, ci sono quelli che non mangiano più, ci sono quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito, ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza, ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con-l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-sì-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.
una delle innumerevoli caratteristiche che distinguono l’uomo dalla bestiola è di volerne di più. E anche quando la quantità è sufficiente, reclama la qualità. I fatti bruti non gli bastano più, vuole anche i “perché”, i “come”, i “fino a che punto”
“[...] Cosa credi? Che voglia stare sola? Ma sono fatta così, non riesco ad avvicinarmi veramente a nessuno. È un dato di fatto. È come se mi mancasse quella parte dell’anima che si incastra negli altri, come nel Lego. Che si unisce veramente a qualcun altro. Alla fine tutto cade a pezzi. Famiglia, amici. Non resta più niente.”
C’è un momento in cui si compie un piccolo passo, pensò, si devia di un millimetro dalla solita via, a quel punto si è costretti a posare anche un secondo piede e d’un tratto si finisce su un percorso sconosciuto.
Chiuse il diario. Gli occhi le si appannarono davanti a uno scarabocchio osceno sulla porta. Se solo avesse potuto portarlo con sé, laggiù. Ma non poteva. Cosa avrebbe fatto senza? Come avrebbe capito se stessa senza scrivere? Con dita insensibili strappò la prima pagina e la gettò fra le gambe della tazza. Poi un altro foglio, e un altro ancora. Un attimo. Cosa c’era qui? “Un tempo piangevo moltissimo ed ero piena di speranza. Oggi rido parecchio, un riso disilluso.” Nell’acqua. “Probabilmente mi innamorerò sempre di qualcuno che ama qualcun altro. Perché? Così. Ho un talento particolare per le situazioni impossibili. Tutti hanno talento per qualcosa.” La strappò. “La mia arte? Non lo sai? Morire il presente.”
“Hai bisogno di uno con una mano grande così” aveva sentenziato Leah, “e sai perché?”
[...] “Uno che se ne sta con la mano alzata, forte, ferma, come la statua della Libertà ma senza quel cono gelato. Solo con la mano aperta, in alto, allora tu…” Leha sollevò la sua mano squadrata, ruvida, con le unghie rosicchiate e la agitò, come fosse un uccellino in volo, “…tu, da lontano, da qualsiasi punto della terra, vedrai quella mano e saprai che lì potrai posarti e riposare”
“Anche Napoleone dormiva pochissimo. E anche Edison. Vedrai che molti grandi personaggi erano così. Pare che Edison disprezzasse il sonno: e a buon diritto, secondo me. Anche io lo disprezzo, e disprezzo me stesso perché ne ho bisogno.” [...]
“Ma perché disprezzarlo, poi? Non capisco.”
“Te lo dico io il perché: perché chi dorme è indifeso; è senza potere. Il sonno lascia anche gli individui più forti alla mercè dei più deboli e dei più imbelli. T’immagini cosa dev’essere, per una donna della tempra di Mrs Thatcher, per una donna della sua statura morale, essere obbligata ad accasciarsi quotidianamente in quella postura di sottomissione abbietta? Col cervello disabilitato. Con i muscoli flaccidi, inerti. Deve essere insopportabile.”
“Sai che non ci avevo mai pensato prima d’ora,” [...] “il sonno come grande livellatore.”
Già, sempre a Robert si tornava, e qui Sarah cominciava immancabilmente a prendersela con se sessa. Erano passati dodici anni, non lo vedeva da dodici anni [...], eppure bastava che qualcosa glielo ricordasse, fosse anche il dettaglio più trascurabile e incidentale, e tutta l’antica pena tornava a galla di colpo. Una pena che né il passare del tempo né i mesi sfiancanti dell’analisi [...] erano mai riusciti a smorzare.
Aveva trentacinque anni, si disse. Non aveva figli. Era divorziata. Non era tempo di lasciarsi alle spalle quell’amicizia breve, distante e da-non-darle-troppa-importanza?
Ci volle pochissimo perché Ruby cadesse in un sonno profondo, e durante la sua facile e dolce discesa nell’incoscenza si stabilì tra Sarah e Robert un silenzio caldo e amichevole. Seduto accanto a lei su quella spiaggia vuota, con il corpo della bambina addormentata che li congiungeva piuttosto che dividerli, Robert sentiva di non aver mai avuto un’intimità così grande con lei. Al calore del sole i suoi pensieri si stemperavano piacevolmente in una fitta foschia; non aveva voglia nemmeno di leggere: era solo felice di trovarsi lì, seduto ad assaporare quel momento di prossimità e a fissare l’oceano fino a farsi dolere la retina per la luminosità dardeggiata dell’acqua lucente. Dopo un po’ si accorse che anche Sarah aveva posato il romanzo e guardava anche lei verso il mare, con gli occhi grigiocelesti pellucidi di beatitudine, ubriaca di sole.
Io sono una di quelle che.
Se ha una crosta che prude la gratta fino a sanguinare.
Se ha comprato un paio di scarpe nuove, esce dal negozio avendole già ai piedi.
Se compra il pane, lo morde prima di uscire dal fornaio.
Hai presente quando la musica all’improvviso stride se la ascolti con la persona sbagliata?
L’orgasmo è lento, ma garantito. È questa la parte migliore delle fantasie erotiche. Non è mai ostacolato dalle ansie e dalle pretese del sesso vero. Il vantaggio della fantasia rispetto alla realtà è che il centro dell’attenzione sei tu; tu, quello che tutti i partecipanti cercano di accontentare.
Mi trovai in una dimensione dell’essere nella quale nulla importava, se non l’infuso di gioia che andava fermentando dentro il mio corpo.
“Ti spiace se fumo?”
Ad Amanda non piace il fumo.
“No, fai pure,” risponde.
Ma Hewitt si sente a disagio con la sigaretta, perchè ha sentito il sì del suo no. Ne fuma solo metà prima di gettarla nel canaletto di scolo. Per farsi perdonare finge di identificare una costellazione, l’Orsa Maggiore. È una mossa geniale, perché indicando le stelle che ne formano il contorno non può fare a meno di offrirsi di toccare Amanda, di allungare il braccio, insieme al suo, tracciare il perimetro con le dita di lei, un perimetro che anche lui sta scoprendo soltanto adesso.
È davvero carino, in realtà. Fra un minuto mi toccherà la mano. Mi sta toccando la mano. Le sue mani sono fredde e leggermente umide. Buffo. Ha avvicinato il viso. Riesco a sentire il suo odore. Sa di shampoo e di tabacco. Sta impiegando un sacco di tempo a ricalcare questo profilo. Sinceramente non riesco a distinguerlo. Sto fingendo di riuscirci, in un certo senso, un pò. Mi piacerebbe baciarlo?