Mar 01

lost in paolina.

io quando sono sui mezzi pubblici faccio dei pensieri assurdi.

uno di questi pensieri mi viene guardando le persone che sono nel mio vagone o sul mio autobus.
mi metto lì a guardarli uno a uno e mi chiedo, metti che adesso succede qualcosa, tipo un tragedia, tipo lost.
metti che siamo noi 15 o 20 qui dentro e ci dobbiamo arrangiare per, non so, tre mesi. che succederebbe?
inizio ad assegnare a ognuno un personaggio, quello che vuole salvare tutti, quello che va in crisi di panico, quello che non vedeva l’ora gli succedesse qualcosa nella vita, la ragazza coraggiosa. mi chiedo cosa farebbe quella che passa tutto il viaggio a chiamare gente al telefono, come sopporterebbe la noia? mi chiedo chi si innamorerebbe di chi, e quanto adesso che tutto va bene quella persona ce l’ha come ultimo pensiero, l’amore.

alla fine mi chiedo che personaggio sarei io e non riesco mai a rispondermi.

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Feb 21

Momenti di trascurabile felicità | Francesco Piccolo

Togliere il cetriolo dal cheeseburger.

Il primo film al ritorno dalle vacanze, gli ultimi giorni di agosto, quando si sentono in modo distinto tutti gli odori del cinema: delle poltrone, della pellicola, dei popcorn, dei bagni.

Quelle volte in cui mi sono svegliato in piena notte, e ho guardato chi dorme sempre accanto a me con la complicità delle ore buie, che rendono sopra alle righe tutti i sentimenti e le preoccupazioni, le paure, le angosce, il senso profondo della vita. E mi sono chiesto, intanto che osservavo il torace gonfiarsi e sgonfiarsi in modo regolare: chi è questo essere umano a cui sto concedendo il mio amore, le mie giornate, tutti questi anni e anche il mio futuro? È l’essere speciale che mi sembra di aver intuito, o è un mostro che mi sembra di temere?
E poi mi sono girato dall’altra parte e mi sono rimesso a dormire, sollevato.

Gli amori che cominciano, che è molto prima di quando cominciano – cioè il momento in cui un innamoramento nasce senza che la persona che si innamora se ne sia accorta.

[Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, Einaudi 2010]

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Feb 21

Memorie d’una ragazza perbene | Simone de Beauvoir

La cosa più irresistibile in lui era i suo riso: si sarebbe detto ch’era caduto inopinatamente su un pianeta che non era il suo, un pianeta di cui scopriva rapito la prodigiosa stranezza; quando il suo riso esplodeva, tutto mi appariva nuovo, sorprendente, delizioso.

Perdete il tempo con gente che non ne vale la pena. O siete psicologa o siete imperdonabile!

Trovavo imbarazzante che gli sposi fossero incatenati l’uno all’altro da costrizioni materiali; il solo legame tra persone che si amano avrebbe dovuto essere l’amore.

Il bello, in voi, è che non rifiutate mai niente, lasciate tutte le porte aperte. Io sono sempre fuori, e porto tutto con me. Che idea è stata, la mia, di entrare un giorno da voi? Oppure siete stata voi a venire, e vi è venuta l’idea di aspettare? È vero che, quando il proprietario è assente, si può pensare che tornerà da un momento all’altro; ma la gente di solito non la pensa così…

[Simone de Beauvoir, Memorie d'una ragazza per bene, Einaudi 1960]

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Feb 16

please, don’t talk about me when i’m gone.

c’è questa cosa, che le persone non sono (quasi) mai come le vedi.
quello che vedi è solo l’impalcatura, la facciata, la vetrina.
sì, una vetrina studiata negli anni, studiata apposta per far entrare solo le persone curiose di scoprire cosa c’è dentro. una vetrina fatta in modo che le persone superficiali ci passino davanti senza fermarsi. anzi, quando passano quelle persone lì, quelle che non vogliamo dentro, scende una tendina per mostrare ancora meno e corriamo a chiudere a chiave la porta delle stanze al piano di sotto, quelle con le cose più care.

tu, tu che sei passata qui davanti e ti sei fermata a guardare.
tu che sei entrata, hai visto cosa c’era dentro.
tu che sembravi così attenta a tutti i particolari.
tu che ti vantavi della tua grande esperienza, delle tua incredibile capacità di capire tutto al volo.
tu sei entrata e hai fatto finta di sederti a chiacchierare, complice.
poi, senza preoccuparti di vedere davvero cosa c’era nelle mie stanze, hai rotto tutte le cose che ti ho mostrato e sei uscita sbattendo la porta.

(io adesso chiudo per un po’ e rimetto tutto a posto, ma tu, per favore, non tornare più).

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Feb 14

my valentine.

una canzone così e la tua mano da stringere forte.

la notte ho ascoltato il traffico
profondo come una sinfonia
fa pensare al nostro dentro conquistato
e poi sempre squarciato, perduto
e questa pelle attaccata alla mia pelle che stanotte dice
stringimi, succederà comunque, perchè è questo che ci aspetta


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Feb 07

quer pasticciaccio bello.

Te lo ricordi my own private milano?

Quer pasticciaccio bello nasce come costola [sinistra] del My own private Milano. Dieci fotografi romani, dieci foto della periferia di Roma, dieci scribi di fuori Roma. Per parlare, raccontare o anche solo immaginare  la parte più grande e, forse, più complessa di questa città.

Perché se vi hanno detto che Roma è solo il Colosseo e i sampietrini, beh, vi hanno mentito.”

Si scarica qui ed è bellissimo.

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Jan 30

I segreti di New York | Corrado Augias

[Herman Melville] Poi Herman si sposa, ha dei figli, diventa nonno. Gli ultimi anni li passa in una casa con la facciata di mattoni al numero 104 Est della Ventiseisima Strada. In salotto ci sono vecchi mobili di mogano, alti scaffali marroni, sul muro dell’ingresso è appesa una stampa del golfo di Napoli. La sua stanza ha alle pareti una tappezzeria scura, in mezzo c’è un letto di ferro nero e fuori dalla finestra un minuscolo balcone che guarda a sud. Talvolta lo si vede su quel balcone, su una seggiola di tela, mentre fuma la pipa stringendo la mano di sua moglie. È probabilmente questa la forma di amore che preferisce

[Dorothy Parker] Sigaro tra i denti, stomaco prominente, il produttore ha appena finito di scorrere una sceneggiatura della Parker e non è rimasto molto convinto.
«È un bellissimo testo, non c’è dubbio. Lei è una donna fuori dal comune e ha uno spirito straordinario. Ma finora non ha mai avuto molto pubblico e sa perché? Perché non dà alla gente ciò che la gente vuole!».
Dorothy lo fissa per qualche istante, poi replica con il suo tono più candido: «Ma Mr Goldwyn, la gente non sa quello che vuole fino a quando non glielo diciamo noi».
«Ecco, ci risiamo, motti di spirito. Miss Parker, glielo dico chiaro e tondo, non si fanno i soldi con i motti di spirito. La gente vuole il lieto fine».
«Mr Goldwyn, non so se la sorprenderà ciò che sto per dirle, ma in tutta la storia dell’umanità, miliardi e miliardi di persone, non ce n’è stata una che abbia avuto un lieto fine».

[Meyer Lansky] Grande lusso per un gangster morire d’infarto, forse il più grande di tutti.

[Corrado Augias, I segreti di New York, Mondadori 2000]

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Jan 18

I malcontenti | Paolo Nori

Era una bella ragazza, strojnaja, dicono i russi, snella e armoniosa, con una faccia che, non so come dire, mi viene da dire decisa ma non era decisa, era come se stesse sempre per decidere qualcosa, era una faccia che, anche quando era ferma, dava sempre l’impressione del movimento, c’era qualcosa, nei suoi zigomi, nelle sue labbra, nella mascella, che sembrava sfidasse la legge di gravità, qualcosa che ti veniva da dire: Adesso cade, e invece non cadeva.

Ogni tanto mia nonna diceva delle cose che eran sempre quelle, però erano belle. Cosa tramagli? Fa’ a mente a me. Tienti da conto. Ho un lavoro che cava gli occhi. Ma la tua intelligenza? Oèp, la curva. Hai parlato bene. Siamo a campo vinto. Mi fai vento. Tutte le carte fan sessantuno. Hai due occhioni. Guarda che diventi un bolide. Bisogna sciffrare la faccenda. Basta con questa musica da morti.

Era come, non so se si capisce, era come quando una donna comincia a dirti che i tuoi comportamenti non van bene, ma non quelli di oggi, o non solo quelli di oggi, anche quelli di una settimana fa, o di due mesi fa, o di tre anni fa poi tu avevi detto una cosa che lei non se la sente, di perdonartela.
Allora tu cominci a fare andare la testa dalle parti, a destra e a sinistra e, anche se sei in un posto che conosci benissimo, come la tua stanza da letto, ti accorgi che ci sono delle cose interessantissime, delle buste vuote, dei quadrimestrali di letteratura polacca che te chissà come mai non li avevi mai aperti, è come se le cose, intorno a te, improvvisamente, fossero coperte da una vernice trasparente che le rende più interessanti, un color via di fuga che riempie le cose di significato, non so se si capisce, perché si capisca bisogna che chi legge abbia fatto almeno una volta questa esperienza.

[Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010]

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Jan 15

Bugiarda no, reticente | Franca Valeri

Mio padre era molto ironico e chi ha quel dono non è mai estroverso. Ho imparato [...] che degli uomini, specie quelli della tua vita, non si può sapere tutto.

«Ha dei rimpianti?»
«In che senso?»
«Qualche cosa che rimpiange di non aver fatto, per esempio».
«Ma ci pensi bene, questo tipo di rimpianti  è  una mancanza di lucidità».
«Pardon?»
«È molto probabile che le cose inevase siano quelle che non si sanno fare».
La giornalista in genere non si rassegna. «Non rimpiange per esempio di non aver avuto figli? O era una scelta?»
«Questo fa parte di un’altra classifica. La vita è più veloce del previsto. Su molte cose ci si accorge con stupore di essere in ritardo».

Con la scoperta delle intolleranze alimentari, nessuno specialista si è occupato di quelle caratteriali. Delle quali chi ne soffre non vorrebbe essere guarito perché non riesce a immaginare un mondo in cui tutti gli stiano bene, non lo vorrebbe neanche. A chi ne soffre suggerisco di tenerlo per sé, non è uno stato d’animo manifestabile a parole. Chi ne è oggetto rimarrebbe così stupido da non sapersi difendere, o anche semplicemente da non capire come può aver suscitato tanta sgradevole attenzione.

L’educazione non è ormai una forma di rispetto umano scambievole e con le sue regole codificate, no certo, è resistenza alla maleducazione. [...] Uso e abuso indiscriminato dei propri corpi, senza un’occhiata guardinga all’estetica, e simile abuso dell’estensione vocale in qualsiasi mezzo o località pubblica. Il maleducato guida, parcheggia e soprattutto telefona sfondando le capacità contenitive di una città, mentre sorvola sui tatuaggi e le sbornie dei figli, protestandosi di fronte a una generazione ingovernabile.

[Franca Valeri, Bugiarda no, reticente, Einaudi 2010]

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Jan 10

puff.

il giorno che t’ho incontrato non mi accontento di chiamarlo maledetto.
il giorno che t’ho incontrato lo vorrei cancellare da tutti i calendari di tutti gli universi di tutti i mondi possibili e paralleli.
io quel giorno lo accartoccerei come una pagina mal scritta e lo butterei nel fuoco al centro della terra dopo aver scavato il buco più profondo che esista.

e guarda che lo dico per te.

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