lucky me.

È un periodo un po’ così, non tanto bello.
Me ne succedono di ogni. E più mi rattristo più me ne succedono.
Però stamattina, indossando i pantaloni pesanti per affrontare questo primo giorno d’estate novembrina, nella tasca ho trovato cinquanta euro.
E lo so che alla fine sono sempre soldi miei che avevo perso quindi non ho fatto altro che pareggiare, però ho pensato che fosse un buon segno, ecco.

Caim | José Saramago

La via dell’inganno nasce stretta, ma trova sempre chi sia disposto ad allargarla, diciamo che l’inganno, ripetendo la voce popolare, è come il mangiare e il grattarsi, tutto sta a cominciare.

È curioso che le persone parlino con tanta leggerezza del futuro, come se lo avessero in mano, come se fosse in loro potere di allontanarlo o avvicinarlo secondo le convenienze e le necessità di ciascun momento.

waiting for.

Come se fossi seduta in panchina ad aspettare qualcosa.
Come se questa vita non fosse ancora la mia, come fossi tra il pubblico a guardare, a giudicare.
Come se vedessi tutti che corrono, che giocano, che vincono.
Tranne me.
.
Eppure sono pronta, mi sono preparata, ho studiato.
Lo so come si fa. E sono anche brava. Davvero.
So chi sono. E so che mi spetta il posto da protagonista.

E allora perché sono ancora qui, ferma?

“Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.” (silenzio) “Che sia troppo tardi, madame”

Il peso della farfalla | Erri De Luca

Sono scarsi i sensi in dotazione alla specie dell’uomo. Li migliora con il riassunto della intelligenza. Il cervello dell’uomo è ruminante, rimastica le informazioni dei sensi, le combina in probabilità. L’uomo così è capace di premeditare il tempo, progettarlo. È pure la sua dannazione, perché dà la certezza di morire.

La pendola con la voce del cuculo di legno batte i colpi di un pulcino dentro all’uovo. [...]
Pensa: nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura.

[...] non si ripara niente dopo il danno. Si può solo rinunciare a rifarlo.

Ci sono carezze che aggiunte sopra un carico lo fanno vacillare.

El amor en los tiempos del colera | Gabriel García Márquez

Aveva speso molto denaro, molto ingegno e molta forza di volontà perché non si notassero i settantasei anni che aveva compiuto nel marzo scorso e nella solitudine della sua anima era convinto di aver amato in silenzio molto più di qualsiasi altro a questo mondo.

Gli bastò un interrogatorio insidioso, prima a lui poi alla madre, per comprovare una volta di più che i sintomi dell’amore sono gli stessi del colera.

Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i cattivi ricordi ed esalta quelli buoni, e che grazie a quell’artificio riusciamo a sopportare il passato.

[...] ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno che le loro madri li danno alla luce ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da soli.

Qualsiasi cosa la faceva piangere: [...] l’odore della sua pelle che sarebbe durato sulla sua per parecchio tempo dopo la morte. [...]
Una volta lui le aveva detto qualcosa che lei non riusciva a immaginare: gli amputati sentono dolori, crampi, solletico, alla gamba che non hanno più. Così si sentiva lei senza di lui, sentendolo là dove non c’era più.

Il Canemucco n. 1

e poi mi chiedi della FELICITà, dopo un BACIO alle MIE scapole, dove AVEVO le ali, un tempo.
Ma è un po’ più giù, è nello SPROFONDO di terra che si assapora la RADICE del senzo.
E allora ti dico: la LUCERTOLA, perché è davvero tutta lì la FELICITà: un cuore che SFIORA il VELLUTO di pelle, l’AGGILITÁ che sei più VELOCE del dolore che lo SCARTI e lo lasci nell’OMBRA, eppoi soltanto SOLE, ubbriacarsi di LUCE e un penziero felice di pelle che DANZA.

eNZO
[somewhere in the web]

Ensajo sobre a Cegueira | José Saramago

[...] abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del sangue e nel sale delle lacrime, e, come se non bastasse, degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.

[...] le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie, come succede del resto spesse volte che il rimanere semplicemente ad aspettarle sia l’unica risposta possibile.

[...] attraversarono una grande piazza dove c’erano gruppi di ciechi intenti ad ascoltare I discorsi di altri ciechi, a prima vista né questi né quelli lo sembravano [...] Si proclamavano la fine del mondo, la salvezza penitenziale, la visione del settimo giorno, l’avvento dell’angelo, la collisione cosmica, l’estinzione del sole, lo spirito tribale, l’umore della mandragora, l’unguento della tigre, la virtù del segno, la disciplina del vento, il profumo della luna, la rivendicazione della tenebra, il potere dello scongiuro, l’impronta del calcagno, la crocifissione della rosa, la purezza della linfa, il sangue del gatto nero, il sopore dell’ombra, la rivolta delle maree, la logica dell’antropofagia, la castrazione indolore, il tatuaggio divino, la cecità volontaria, il pensiero convesso, quello concavo, quello piano, quello verticale, quello concentrato, quello disperso, quello fuggito, l’ablazione delle corde vocali, la morte della parola.

Special topics in calamity physics | Marisha Pessl

È fuorviante immaginare le persone, osservarle attraverso l’occhio della mente, perché non le si ricorda mai per quello che sono davvero: con altrettante incoerenze quanti sono i capelli su una testa umana (tra i 100.000 e i 200.000). La mente, invece, si serve di una stenografa pigra, appiattisce le persone sulle loro caratteristiche dominanti – il pessimismo o l’insicurezza (talvolta trasformandole, soltanto per pigrizia, in buone o cattive) -, e così si commette l’errore di giudicarle solo su questa base rischiando, di conseguenza, a un successivo incontro, di farsi cogliere pericolosamente alla sprovvista.

Era una di quelle circostanze in cui si sente la pelle improvvisamente sottile come la sfoglia su una fetta di baklava, quando si desidera disperatamente che una persona non se ne vada ma si sta zitti per provare l’isolamento nella sua forma più pura, come su una tavola periodica degli elementi un gas nobile, o il pròzio, l’isotopo più comune dell’idrogeno.

Schegge di (vita e di) liberazione

E poi ti capita di passare giornate speciali a camminare per un paese di 68mila abitanti (25mila percepiti) con persone a cui vuoi bene, di conoscere qualcuno che fa una cosa bella come questa (leggete, scaricate e ricordate), di leggerne davanti a tutti una scheggia con la voce che trema e il cuore che batte troppo forte.
Capita di essere, anche se solo di sfuggita, parte di qualcosa che ti sembra la cosa giusta.
Aiutare a ricordare per continuare a resistere.

Choke | Chuck Palahniuk

Non è che prima dovrebbe fare un disegno di carta? Gli dico: non ti serve un progetto? Ci vogliono permessi, sopralluoghi. Bisogna pagare le tasse. C’è un regolamento edilizio da rispettare.
E Denny dice: «E perché?». [...]
Per dipingere un quadro mica hai bisogno di un permesso, dice. Per scrivere un libro mica devi fare un progetto. Ci sono libri che possono fare molti più danni di quelli che potrebbe fare lui. Una poesia non ha bisogno di sopralluoghi. Esiste una cosa chiamata libertà d’espressione.
Denny dice: «Per fare un bambino non serve un permesso. Perché mai uno dovrebbe chiederlo per costruire una casa?».
E io gli dico: «E se poi costruisci una casa pericolosa, oppure brutta?».
E Denny dice: «Be’, e se poi un figlio ti viene su pericoloso, oppure stronzo?».

«L’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile. Tutto il resto è cucito troppo stretto».
Ingabbiato da troppe leggi.
Per intangibile la Mamma intendeva Internet, i film, la musica, le storie, l’arte, le voci che corrono, i programmi per computer, tutto ciò che non è reale. Le realtà virtuali. Le simulazioni.
La cultura.
L’irreale è più potente del reale.
Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione.

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