Sep 08

donne da spogliatoio.

c’è quella nuova, appena arrivata. quella sceglie il primo armadietto vicino alla porta, quello dove passano tutti e l’aria condizionata è a bomba, quello talmente lontano dalla doccia che per arrivarci devi chiedere indicazioni.
c’è quella che si porta 15 amiche e che il tempo che io impiego per cambiarmi, fare il corso, la sauna, l’idromassaggio, uscire e andarmene, lo passa nello spogliatoio a parlare male della vicina di casa cicciona.
c’è quella timida, che si cambia nell’asciugamano, si tiene il costume nella doccia e sceglie l’armadietto dietro la colonna, quello senza specchi nei dintorni.
c’è la famiglia calabrese che (giuro!) si porta la borsa frigo per il tè della bambina che se corre poi ha sete.

poi c’è lei, l’ape regina, quella che ha il diritto di prelazione sugli armadietti più comodi, quella che tiene ogni sera una conferenza di aggiornamento sui cazzi suoi con un tono di voce talmente fastidioso che non puoi fare a meno di chiederti se il tipo con cui racconta di uscire sia sordo o semplicemente immaginario.
quella che non è figa, ma finge benissimo perché prima di uscire dalla palestra si massaggia con il guanto scrabboso, si mette la crema idratante, la crema anticellulite, l’abbrozzante, si trucca, si asciuga i capelli, si fa la piega e la piastra, si mette i tacchi e gli orecchini. e svolge tutte queste operazioni sempre nuda, immagino per dimostrare che lei problemi non ne ha, niente la imbarazza e, quanto a ceretta, è fan della strisciolina.

ecco, lei è quella che la settimana scorsa m’ha rubato l’asciugamano.

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Jul 21

Hanno tutti ragione | Paolo Sorrentino

E sbircio, a mia volta, i movimenti sulle sedie dei miei spettatori e vedo occhi lucidi, mani di coppie anziane che si intrecciano a ribadire la giustezza di trent’anni di matrimonio, no, non è stato uno sbaglio questa vita trascorsa insieme, è stata una vita, una vitaccia, ricolma di agguati nella notte, offesa e paludata da dispiaceri e delusioni, ma ne valeva la pena

Quando palpeggi il lancinante dolore dell’amore non ci sono vantaggi, né vinti, né vincitori. Solo vita e coniugazione o morte e distacco. Solo questo. Il resto è passatempo rancoroso che lascia il tempo che trova. Che ti lascia sterile con niente in mano in un mondo di individui che, chissà perché, vogliono sempre tenere qualcosa tra le mani.

Bugie per inerzia.

è sempre così l’interpretazione dell’essere umano: si è sicuri del prossimo, mica di se stessi. Perché col prossimo puoi permetterti il lusso di schematizzare, di sceneggiare, di romanzare. E di proiettare fantasie perfette che non ti sono mai appartenute.

Allora crederete di essere diventati insonni, è tipico dell’ignorante, del povero di spirito e dell’anti-ironico, confondere il problema con il problema. Ma non è insonnia, è che vi stanno facendo pagare il conto

[Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione, Feltrinelli 2010]

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Jun 18

Oblomov | Ivan A. Gončarov

All’astuzia ricorrono soltanto le donne di intelligenza più o meno angusta. In mancanza di vera intelligenza, per mezzo dell’astuzia, esse manovrano le molle della minuta vita quotidiana, intrecciano, come un ricamo, la loro politica familiare, perdendo di vista come si dispongono per principali linee della vita, in quale direzione si orientino e in che punto si incontrino.
L’astuzia è una moneta spicciola, con la quale non si può comprare un gran che. [...] con l’astuzia si può nascondere qualche cosa, ingannare qui, alterare il vero là; ma l’astuzia non basta mai ad abbracciare un orizzonte vasto [...].
L’astuzia è miope: vede bene soltanto ciò che ha sotto il naso e perciò, spesso, finisce per cadere nella rete che essa stessa ha teso.

«Ma cos’è che in questa vita ti dispiace in modo particolare?»
«Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchiere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi [...]»

Oblomov non riusciva a capire da dove Olga traesse tanta forza, tanto tatto, la capacità di saper agire in qualunque circostanza.
«Dev’essere perché» pensava Oblomov «uno dei suoi sopraccigli non si distende mai, è sempre un pochino sollevato e sopra di esso è una piccola ruga appena visibile… Lì, in quella ruga, si annida la sua tenacia.»

[Ivan A. Gončarov, Oblomov, BUR 1985]

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May 22

Matilde e i suoi tre padri | Emidio Clementi

[...] (era) convinta che l’amore non fosse in grado di diluire una sostanza così densa e inafferrabile come la tentazione.

Perché il mondo non era come casa di sua nonna dove gli oggetti non cambiavano mai di posto e persino le caramelle dentro i vasi di vetro erano sempre le stesse?

[Emidio Clementi, Matilde e i suoi tre padri, Rizzoli 2009]

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May 06

Un altro domani

(è uscita questa canzone e io non riesco a smettere di ascoltarla)

Amore ascolta,
non tornerò per cena. Il fiume è ingrossato, la strada gelata e dove un tempo ci fermavamo a guardarci, il vento spinge lontano.
Il vento spinge lontano.

Amore ascolta,
non aspettarmi sveglia, ti chiamerò da qui dove tutto sa di fango e cose rotte, cieli guasti illuminati. Una mano che offre, che stringe e non lascia andare.
E se non è oggi sarà domani, e se non sarà domani sarà un altro domani.
Un altro domani.

Amore ascolta,
tornerò, rientrerò senza fare rumore, appena il tempo si rimetterà, appena il cuore si aggiusterà, appena avrò la forza.
Appena sarà domani.
Amore mi senti?
Amore mi senti?

Massimo Volume, Un altro domani

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Apr 14

Un’inquietante simmetria | Audrey Niffeneger

«Essere innamorato per me è angoscioso» [...] «C’è la voglia di piacere, la preoccupazione che lei mi veda per quello che sono. Ma anche la voglia di essere conosciuto. Insomma… sei nudo, e gemi nel buio, senza alcuna dignità…Volevo che lei mi vedesse e mi amasse anche se mi conosceva in tutto e per tutto per quello che sono, e io conoscevo lei. Adesso lei se n’è andata e la mia conoscenza è incompleta. Così ogni minuto del giorno io provo a immaginare cosa sta facendo, cosa dice e con chi parla, che aspetto ha. Cerco di rimediare alle ore perse e diventa sempre più difficile mano a mano che si accumulano, tutto il tempo passato da quando è andata via. Lo devo immaginare. [...]».

[Audrey Niffenegger, Un'inquietante simmetria, Mondadori 2009]

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Apr 07

sono fatta così (cit.).

io l’odio non ce l’ho, non me l’hanno fatto. o forse sono troppo pigra per.

io ho le persone che per me sono vive, e quelle che ho deciso che sono morte.

finché sono vive, si può aggiustare tutto, anche quello che sembra ormai da buttare.

ma il giorno che sono morte non c’è più niente da fare.
nessuno è mai tornato da quel posto buio della testa in cui metto le persone quando fanno troppo male.

non morire, per favore.

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Apr 03

Il mondo dopo la fine del mondo | Nick Harkaway

Secondo lei, gli inferni erano come la reggia di un visir, o un palazzo del governo, e ogni piano era dedicato a una forma diversa di sofferenza. C’era un Inferno Brulicante di Mosche, un Inferno di Mutande Ruvide e un Inferno di Minestra Tiepida: in pratica, tutti gli inferni possibili e immaginabili, dai più brutti ai più banali. C’era un Inferno di Attese in Piedi in Code Infinite, un Inferno di Solitudine, un Inferno di Vicini Pettegoli e un Inferno di Dolore Silenzioso, e giù giù fino a un Inferno di Pece Bollente e un Inferno di Dita Schiacciate [...] C’era addirittura un Inferno dell’Incertezza del Futuro in cui ti tenevano semplicemente lì ad aspettare di scoprire in quale inferno saresti finito. Per sempre.
Se esiste un Inferno del Non Morire Separati, io sono lì.

Una zona di guerra non è il posto ideale per le pecore. Non è il posto ideale per niente e nessuno, a dire il vero, ma le pecore di solito sono un po’ più ottuse e prive di acume tattico nonché di ragionamento individuale, e affrontano il problem-solving con un approccio per tentativi ed errori. Le pecore tendono a girovagare a casaccio, abitudine che non favorisce la sopravvivenza nei campi minati. Appena ne salta per aria una, automaticamente tutte le altre si sparpagliano per confondere il predatore, con il risultato che ne saltano in aria diverse altre in un lanoso BUM-stciacpitterslee-ohi, che è il rumore prodotto da un ovino di medie dimensioni allorché viene proiettato in aria da una mina antiuomo e quasi completamente disfatto, ricadendo a terra sotto forma di massa semiliquida. Tale rumore o la realtà a esso concomitante spaventano ancora di più le restanti pecore e solo dopo che un certo numero di queste è stato liquefatto ed è piovuto dall’alto sulla zona le superstiti finalmente capiscono che l’unica via di scampo è tornare da dove sono venute.  A questo punto, purtroppo, non ricordano più da dove sono venute e si ricomincia daccapo. BUM!

La paura è un’emozione multiforme. Può essere fatta di brividi e sussulti, come una scossa elettrica, oppure di correnti di aria gelida, notturna, che ti si insinuano nel letto quando porte e finestre dovrebbero essere chiuse. Può arrivare sotto forma di passi conosciuti nel posto sbagliato e al momento sbagliato, o di passi sconosciuti in una stanza familiare. [...] Quando la affronti, è piccola e debole e ti guarda con occhi timorosi, tanto che ti chiedi come faccia a turbarti. Ma appena ti volti si gonfia e scaglia saette e ombre gigantesche che riesci a a cogliere appena con la coda dell’occhio, e fa cigolare le assi del pavimento. Si gonfia, si gonfia, si gonfia fino a scoppiare, spargendo frammenti negli angoli più reconditi della tua mente dove attecchiscono e ricominciano a crescere fino a invaderti in ogni tua parte. Ti inondano, e tu affoghi.

[Nick Harkaway, Il mondo dopo la fine del mondo, Mondadori 2009]

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Mar 30

one of those days.

Blue_Spring_by_Citrusfruktci sono i giorni normali, quelli in cui so le cose e sto bene.
ci sono i giorni belli, quelli in cui sono dentro alle cose e le vivo.
poi ci sono i giorni tipo oggi. oggi ho bisogno di toccare tutto, di chiedere conferme, di farmi dire che va tutto bene.

come se perdessi i confini di me stessa e li ritrovassi solo sfiorandoti.

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Mar 21

you’ve got to draw the line somewhere.

by chz-brgrpoi c’è un momento della vita dove ti sembra di non poter più accogliere nuove persone, che non ci sia più niente di bello intorno da far entrare nel tuo piccolo spazio vitale.

forse perché ogni nuova opportunità che immagini di dare alle persone diventa solo una grande paura di farti male. o forse perché ti accorgi che tutto quello che ti serve è già lì, dentro alla linea che ti sei disegnata intorno.

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