il mare d’inverno (a giugno)

il mare d’inverno
a giugno
in romagna
dopo una pandemia:

in paese tutto il personale è al lavoro intorno agli alberghi che cerca di recuperare il tempo perduto nei mesi chiusi in casa. dipingono cancellate, riempiono piscine, piantano fiorellini.
come una truccatrice in scena che mette il rossetto all’attrice principale con il pubblico già seduto in sala.

la spiaggia ha gli ombrelloni aperti, i lettini in file ordinate e la sabbia pettinata, in attesa: è tutto pronto tranne il cielo che non ne vuole proprio sapere e continua a minacciare pioggia e allontanare i turisti.

il mare d’inverno a giugno sembra una ragazza che si prepara per ore al primo appuntamento poi aspetta seduta dietro la porta e continua a guardare l’orologio, a fissare la porta, invano.
non arriva nessuno.

i bagnini se ne stanno lì, dentro ai gabbiotti, a guardare tutto pronto, tutto pulito, tutto ordinato, ma non c’è nessuna voce, nessun movimento tranne quello del vento. solo alcuni poveri nonni imbacuccati sugli sdraio guardano i nipoti seduti nella sabbia che giocano e scavano e corrono come fosse estate.

la cosa bella, quando al mare è inverno a giugno, è che tutta la spiaggia è giocabile: ci si può sfidare a racchettoni con le file di ombrelloni come rete, i palloni da calcio sbattono ovunque senza paura di colpire i bagnanti e nessuno calpesta per sbaglio i castelli di sabbia.

quando al mare è inverno a giugno c’è la bandiera rossa e non si può fare il bagno e la voce di protesta sale prepotente: è quella di una bambina che avrà quattro o cinque anni e che urla alla madre, con tono isterico:

«se non posso fare il bagno allora mi spieghi il costume cosa me l’hai messo a fare?»

e io, che infreddolita indosso il mio sotto la felpa, non posso certo darle torto.

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