È un periodo un po’ così, non tanto bello.
Me ne succedono di ogni. E più mi rattristo più me ne succedono.
Però stamattina, indossando i pantaloni pesanti per affrontare questo primo giorno d’estate novembrina, nella tasca ho trovato cinquanta euro.
E lo so che alla fine sono sempre soldi miei che avevo perso quindi non ho fatto altro che pareggiare, però ho pensato che fosse un buon segno, ecco.
Category: me
lucky me.
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waiting for.
Come se fossi seduta in panchina ad aspettare qualcosa.
Come se questa vita non fosse ancora la mia, come fossi tra il pubblico a guardare, a giudicare.
Come se vedessi tutti che corrono, che giocano, che vincono.
Tranne me.
.
Eppure sono pronta, mi sono preparata, ho studiato.
Lo so come si fa. E sono anche brava. Davvero.
So chi sono. E so che mi spetta il posto da protagonista.
E allora perché sono ancora qui, ferma?
“Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.” (silenzio) “Che sia troppo tardi, madame”
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schegge di (vita e di) liberazione.
E poi ti capita di passare giornate speciali a camminare per un paese di 68mila abitanti (25mila percepiti) con persone a cui vuoi bene, di conoscere qualcuno che fa una cosa bella come questa (leggete, scaricate e ricordate), di leggerne davanti a tutti una scheggia con la voce che trema e il cuore che batte troppo forte.
Capita di essere, anche se solo di sfuggita, parte di qualcosa che ti sembra la cosa giusta.
Aiutare a ricordare per continuare a resistere.
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back to basics (cose di musica e concerti).
A volte capita nella vita che scegli una strada, una strada bella che ti dà un sacco di fiducia, che ti sembra vada proprio nella direzione che vuoi tu. Ti metti a camminare, sempre più veloce. Sorridi.
Poi a volte capita che, girando l’angolo, quella strada così bella e sicura diventi all’improvviso un vicolo cieco.
Non te lo aspetti e bam. Ci sbatti contro. E il male che fa.
Cadi per terra incredulo.
Non è possibile. Non è vero.
Inizi a dare pugni fino a farti sanguinare le mani. Piangi.
Poi ci appoggi la schiena, in silenzio, e aspetti.
Inizi a pensare, a cercare un modo per tornare indietro, per ricordarti dov’era quel bivio.
Come ci sei finito qui?
Ecco. Io cercando qualcosa che mi aiutasse a ritrovarmi, un incrocio da cui ripartire, ho capito che nella mia vita di punto fermo ce n’è sempre stato uno: la musica.
Non importava dove fossi, con chi fossi. Bastava quella ed ero di nuovo me. Tutta intera.
progetti per il futuro: tornare a circondarsi, immergersi, riempirsi di musica.
Allora si riordinano i cd, si torna a cercare le nuove uscite, dov’ero, cosa mi sono persa?
E si torna ai concerti, quelli belli, con poca gente. Quelli che se ti chiedono il nome del gruppo che vai a vedere quando rispondi ti fanno “chi?!”.
E quando sei lì ti ricordi tutto.
Ti ricordi la fila al freddo al cancello perché io la giacca la lascio in macchina, ti ricordi la birra dell’aspettare che inizi, ti ricordi le teste che si muovo tutte allo stesso ritmo, e il caldo e il fumo.
E ti ricordi che se la lucina dell’ampli rimane accesa, allora fanno il bis.
E ti ricordi che quando arrivi a casa e ti metti a letto hai quel ronzio nelle orecchie.
E quando chiudi gli occhi sei di nuovo tu.
(e comunque sono diventata anziana, ché mi devo mettere gli occhiali se no non vedo il palco)
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ambientarsi nel nuovo quartiere/ la libreria.
C’è questa libreria bellissima sotto casa mia, una di quelle vecchio stile, dove tengono anche i libri fuori edizione, le cose particolari. Ogni giorno ci passo davanti, guardo il signore sullo sgabello e penso Prima o poi entro, anche se non ho niente da comprare voglio entrarci, voglio toccare le copertine, conoscere la coppia che lo gestisce, diventare piano piano un cliente abituale.
Poi. Un po’ la timidezza, un po’ l’imbarazzo di entrare in un negozio dove sei l’unico cliente, dove sicuramente osserveranno i tuoi gesti, il tuo modo di muoverti tra i libri.
Insomma. Ho rimandato ogni giorno e ormai è passato un mese.
Oggi. Sarà la giornata di pioggia, sarà che sono stata alla Mondadori e io come mettono i libri lì dentro proprio non lo capisco, mi ci perdo, non mi piace, mi son detta Basta, oggi ci vado, anche se non ho un titolo in testa, anche solo per guardare, anche solo per rompere il ghiaccio.
Allora. Mi sono preparata apposta, sono uscita sotto l’acqua, ho camminato bella decisa fino alla vetrina e niente.
Era chiusa.
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pregasi firmare e rispedire al più presto.
Premessa: a seguito dell’acquisto online di una linea adsl, Fastweb mi invia a casa un contratto da firmare e rispedire in busta chiusa come accordo definitivo. In un primo momento cerco di corrompere l’installatore per farlo riconsegnare da lui. Egli rifiuta.
giorno 1-4
il contratto rimane ignorato sul comodino
giorno 5
trovandomi casualmente con una penna in mano in zona comodino firmo il contratto.
giorno 6-7
non trovando buste bianche semplici, in ufficio rubo nell’ordine: buste con finestra, buste 50×30 cm, infine buste intestate.
giorno 8
infilo il contratto in busta intestata all’azienda e lo metto in borsa.
giorno 9-10
non pervenuti.
giorno 11-14
mi rendo conto di non poter spedire con una busta intestata dell’azienda.
mi lamento con chiunque mi passi accanto del fatto che devo comprare una busta bianca e non le trovo da nessuna parte, o solo al centro commerciale in confezioni da 100.
penso che non spedirò 100 lettere cartacee in tutta una vita.
penso che comprare 100 buste bianche sia uno spreco.
giorno 15
casualmente durante l’acquisto di biglietti dell’autobus mi salta alla mente che il tabaccaio potrebbe vendere buste bianche (incredibile).
acquisto busta e francobollo.
giorno 16-19
giro con busta intestata e contratto in una borsa e busta bianca con francobollo in altra borsa.
giorno 20
durante un cambio borsa mi ricordo di recuperare la busta bianca e inserirci il contratto.
giorno 21
in ufficio, in un momento di slancio, tiro fuori la busta ormai distrutta e scrivo l’indirizzo.
attacco il francobollo e chiudo la busta.
giorno 22-oggi
la busta è nella borsa e mi lamento con chiunque incontri che non ci sono da nessuna parte le cassette per spedire lettere.
credo che mi taglieranno presto internet.
addio.
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come mi hanno listato su twitter.

Ho un account twitter (nel quale scrivo molto più spesso che qui, in effetti) e oggi, dopo aver letto questo post, mi sono divertita a scoprire come i miei follower mi hanno listato. Ecco il risultato.
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a brand new year.
Mi voglio ricordare questo momento, il modo in cui mi sento proprio nell’istante in cui guardo la mia finestra mezza carteggiata e mi scappa un sorriso.
Perché ogni cosa da sistemare, ogni piccola riparazione e ogni strada nuova che imparo perdendomi per la città mi ricorda che ci sono riuscita, sono venuta qui da sola e va tutto bene.
Anzi, meglio. Molto meglio di quanto potessi immaginare.
(grazie a tutti quelli che mi stanno aiutando, incoraggiando e riescono a essere sinceramente felici per me)
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