Category: me

Jan 04

come pelle che si rompe.

se ti avvicini ti faccio vedere.
ti faccio vedere che c’è una piccola ferita per ogni volta che ci ho creduto davvero, per ogni volta che ho pensato «dai, secondo me ce la facciamo» e c’è un taglio molto più profondo per quando ho capito che no, non sarebbe successo.

adesso, se ci passi sopra il dito le senti tutte, le cicatrici, senti che la carne è ancora un po’ gonfia.
e mi fanno sempre male quando piove.

però alla fine hanno smesso di sanguinare, hai visto?
e se ci appoggi sopra la tua mano aperta, come in una carezza, quasi quasi non si vedono più.

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Jan 03

happy new year.

io non ho cose da fare, quest’anno. ma ho tante cose che vorrei essere.
meno brava, più coraggiosa.
meno tollerante, più esigente.
meno attenta, più istintiva.
meno spaventata.

ma più di tutto vorrei essere finalmente io al centro del mio mondo.

(poi secondo me se ci abbracciamo molto forte ci stai anche tu, al centro del mio mondo insieme a me)

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Dec 17

[PslA 2010] happily ever after.

“It takes an entire lifetime to write the words «and they lived happily ever after»” (I wrote this for you)

salgono lentissimi, lei aggrappata al braccio di lui, lui aggrappato alla porta del tram.
si siedono davanti a me, lui le cede il posto dalla parte del finestrino.
sono vecchissimi e vestiti a festa, come se fosse  domenica, come se fosse Natale.
lei non parla mai, annuisce solamente.
lui invece parla molto, come per farle passare più in fretta questo viaggio in tram.
ha una voce bassa e calma.

le ricorda che oggi è il compleanno di una cognata, quest’anno ne fa ottantasette e bisognerà chiamarla quando arriviamo a casa.
racconta di tutti i negozi che c’erano prima, li indica uno a uno. quante cose sono cambiate. ti ricordi, il calzolaio? e lì, lì c’era un panettiere, te lo ricordi?
lei continua ad annuire silenziosa e appoggia le dita sul vetro come una bambina che incantata dalla neve alla finestra. stasera per cena basta che mi scaldi un po’ di brodo, così non fai fatica.
guarda, le bancarelle spagnole, ti ricordi la zuppa che abbiamo mangiato noi là, in Spagna, nel ’62? te la ricordi?

(Milano 2010)

[quest'omino qui c'è riuscito anche quest'anno e io lo ringrazio tanto. scaricate, leggete, mettete sotto l'albero]

 

 

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Dec 02

metti una sera d’autunno a milano.

Metti un autobus che non passa e tu a due chilometri e mezzo da casa. Metti che stai tornando da una serata di amiche e chiacchiere dopo una settimana di pianti e notti insonni. Metti che, guardando la fermata dei taxi, pensi che no: stasera ti va di camminare e questo autobus che non passa potrebbe essere quasi una fortuna.

Fa freddo che si vede il fiato e hai le guance rosse. Ti stringi nel piumino, mani in tasca, cuffia in testa e inizi a camminare veloce perché nelle orecchie c’è la batteria di Vittoria.

Le poche macchine ancora in giro che filano via veloci.
Qualche passante che si affretta verso casa.
Un vecchio che usa l’ombrello come un bastone.
Il barbone che sistema il giaciglio della notte nell’ingresso di un’assicurazione.
La puttana che apre la giacca ad ogni macchina che si avvicina.
I ragazzi che fumano davanti al pub e le coppie che cenano dietro la vetrina dei ristoranti.
Le luci di Natale.
E tu non che ti ricordavi più quanto tempo ci vuole a fare una rotonda a piedi.

Metti che prima di aprire il portone di casa ti fermi a sentire il tuo corpo ormai riscaldato e il bene che ti ha fatto tutta quest’aria gelida sulla faccia.

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Nov 25

it’s a new day, it’s a new life.

È una strana sensazione quella che provi quando capisci che hai smesso di fare i capricci, di sbattere la porta e scappare lontano ogni volta che c’è un’incomprensione, un punto di vista diverso, una cosa qualsiasi che non funziona.

Quando capisci che, al contrario, hai voglia di chiuderti dentro a chiave fino a quando non è passato tutto, di parlare, di capire, di lottare.

C’è qualcosa che (finalmente) ti fa dire: ne vale la pena.

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Oct 04

la moglie si svegliò quando jean jacques rousseau.

Mi sono dimenticata di dirvi di una cosa che abbiamo letto alla blogfest, io e il Many.
La cosa è nata in un posto che si chiama Storpionimi, la trascrizione la trovate su Barabba, qui c’è la foto, e se ci sono lamentele potete citofonare a Sba, mente che ha concepito il tutto (e che sentitamente ringrazio).

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Aug 02

faraway, so close.

Il fatto è che tu pensi che ci incontriamo sempre a metà strada, io e te.
Non la vedi tutta la fatica che faccio per raggiungerti.

Allora c’è il giorno in cui decido che sto ferma.
Il giorno in cui non mi muovo di un millimetro.

E tu urli da lontano, mi chiami, non capisci.

Non capisci che se non ci vengo io verso di te noi non esiste.

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Jul 19

my own private milano.

Questa è una di quelle cose che succedono quando lui arriva e mi dice «Senti, ho avuto un’idea, cosa ne pensi?».

Io penso che sia venuto benissimo.
Io ringrazio tutti per averci creduto e Nemo per averlo fatto diventare anche bello da leggere (mica come certe altre produzioni Squonkiane che conosciamo).
Io spero che piaccia anche a voi.

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Jul 06

so, this is new york.

Sì, la città è stupenda, ed è diversa da tutto il resto del mondo.
Sì, quando passeggi per Manhattan ti sembra di essere in tutti i film, in tutti i quadri, in tutte le foto che hai visto per una vita.
Sì, passi le giornate con lo sguardo al cielo, a chiederti cosa farebbe l’uomo pur di raggiungerlo.

Però.

Però la cosa più bella di New York non sono i palazzi, non sono i monumenti, non sono i musei.
Sono le persone.
La cosa più bella è mettersi alla vetrina di un caffè e guardare la gente che passa, perché così tanti colori, così tanti stili e camminate diverse non le vedi da nessun’altra parte.
È come se la città, il marciapiede, ti offrisse in uno sguardo sull’intera umanità.
Hai la possibilità di averla tutta lì, proprio davanti al tuo naso.
Grazie, NYC. Ci vediamo presto.

(note: 1) “play me I’m yours” è un’idea stupenda. 2) il bryant park è il mio posto preferito)

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Jun 21

second life.

Quando trovo un libro che mi appassiona mi sento all’improvviso più forte perché so che, qualsiasi cosa succeda là fuori, ho sempre un posto in cui rifugiarmi e dimenticare tutto per qualche ora.
È come portarsi una seconda vita di sicurezza nella borsetta.

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