Category: books

Jul 23

I Barbari | Alessandro Baricco

[...] per lui capire non significava collocare l’oggetto di studio nella mappa conosciuta del reale, definendo cos’era, ma intuire in cosa, quell’oggetto, avrebbe modificato la mappa, rendendola irriconoscibile.

Ai tempi ero dell’idea che la vita fosse un compito da assolvere, non una festa da inventare.

[...] e mi capitò perfino di ricevere palla dal nostro numero 10, un fuoriclasse fighetto che avevo sempre visto giocare da lontano: guardò proprio me e me la passò, con l’aria di un Garcìa Màrquez che mi porgeva il suo taccuino degli appunti dicendomi Tiemmelo un attimo che vado a pisciare. Erano esperienze.

[...] il multitasking incarna bene una certa idea, nascente, di esperienza. Abitare più zone possibili con un’attenzione abbastanza bassa è quello che evidentemente loro intendono per esperienza. Suona male, ma cercate di capire: non è un modo di svuotare tanti gesti che sarebbero importanti: è un modo di farne uno solo, molto importante. Per quanto possa sembrare clamoroso, non hanno l’istinto a isolare ciascuno di quei gesti per compierlo con più attenzione e in modo da cavarci il meglio. E’ un istinto che è loro estraneo. Dove ci sono gesti, vedono possibili sistemi passanti per costruire costellazioni di senso: e quindi esperienza.

[...] insomma il solito, massiccio, lavoro pubblicitario pagato dalla Chiesa per promuovere il suo prodotto (chissà quanto ci metteremo ancora ad ammettere che siamo debitori del meglio dell’arte occidentale alla geniale intuizione di una setta religiosa che inventò la pubblicità e vi investì quantità di denaro irragionevoli).

Sembra un serpente ubriaco, ma in verità una logica c’è, e il principio sembra essere questo: costruisci una torre in cima a una collina, poi guardi verso ovest e cerchi il punto più alto che c’è nel raggio di una settantina di metri, diciamo la distanza da cui è visibile una lanterna nella notte. In quel punto costruisci un’altra torre. Infine colleghi le due torri con un camminamento alto qualche metro, e dotato di sponde. Se per fare questo devi scendere in una gola e poi risalire dall’altra, lo fai senza scomporti, e con serena pazienza. Se devi scalare un costone ripidissimo, lo fai senza smadonnare e con ferma determinazione. Ripeti questo gesto per due secoli e ottieni la Grande Muraglia. È importante, per strada, non cambiare idea mai. Conosco gente che vive, in quel modo.

[Alessandro Baricco, I Barbari, Fandango 2006]

1
comments

Jul 11

Le perfezioni provvisorie | Gianrico Carofiglio

Non so se agli altri capita la stessa cosa, ma io ho voglia di condividere quello che leggo. Quando ripeto una frase che ho letto, o un concetto, o una poesia, mi sembra un po’ di esserne l’autore.

Il mondo pullulava di possibilità infinite in quel tiepido e inatteso febbraio di Roma, mentre ero in bilico fra il non più della mia vita di ragazzo e il non ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile, euforica, e provvisoria. Era bello starci, su quella striscia. E solo quello che è provvisorio è perfetto.

Faccio così quando devo accingermi a un compito nuovo che mi crea ansia. Cerco in tutti i modi di spostare in avanti il momento in cui dovrò cominciare, e devo dire che sono piuttosto creativo, in questo. Tendenza patologica alla procrastinazione, la chiamano.

Guerrieri, come cazzo parli? La prossima volta che esci con una ragazza le chiedi se è propensa a prendere in considerazione la prospettiva di instaurare una relazione implicante anche saltuari intrattenimenti sessuali?

Il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse.

Non ero mai riuscito a richiamare i ricordi dell’infanzia se non a pezzi slegati fra loro, come indecifrabili relitti galleggianti sulla superficie. Adesso, invece, tutto andava al suo posto in una misteriosa sincronia di immagini, suoni, odori, nomi e oggetti concreti. Tutto insieme. Il mangiadischi, il mottarello, le penne a quattro colori, Pippi Calzelunghe, le magliette Fruit of the Loom, Crocodile rock, il Corriere dei ragazzi, Rintintin, Ivanhoe, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare con Alberto Lupo, Hit parade, Mille e una sera con la sigla dei Nomadi, Gli eroi di cartone con la sigla di Lucio Dalla, Attenti a quei due con Tony Curtis e Roger Moore, la graziella cross gialla e arancione con il sellone, il subbuteo, gli oro saiwa calati nel latte quattro alla volta, il profumo dello zucchero filato alla Fiera del Levante, i ghiaccioli che lasciavano la lingua colorata, i rotolini di liquirizia, Capitan Miki, Paperinik, Tex Willer, I Fantastici Quattro, Sandokan, Tarzan, buttare le fialette puzzolenti nei negozi e poi scappare via molto veloci, la Prinz verde che portava sfiga, Mafalda, Charlie Brown e quella ragazzina che non aveva i capelli rossi e però era vera e non si è mai accorta di me, la gomma pane, le partite a pallone con il SUPER SANTOS dopo la scuola, il club di Topolino, il flipper, il biliardino, quel bambino come noi che non ebbe il tempo di dimenticarsi tutte queste cose perché il papà ebbe un colpo di sonno mentre tornavano dalle vacanze sulla loro Fiat 124, i cappelli con i copri orecchie, il lego, il monopoli, giocare con le figurine dei calciatori, il primo canale, il secondo canale e basta, la tv dei ragazzi, la coccoina, la focaccia, il latte della centrale, la luce fioca della cucina dei nonni, i sussidiari, cartelle di plastica, astucci con le matite, odore di bambini, di merendine, di cera pongo, silenzio nel cortile dopo la ricreazione, lego e soldatini, le caramelle Rossana, filmini in superotto, diapositive, le feste di compleanno con le focaccine e i succhi di frutta, le polaroid, le figurine dei calciatori, la pista del pattinaggio a rotelle alla pineta, Carosello, la pasta al forno dai nonni la domenica.

[Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio Editore 2010]

1
comments

Jul 06

Dance Dance Dance | Murakami Haruki

Ci sono persone che riconoscono la mia «normalità» e ne sono attratte. Queste rare persone e io ci attiriamo a vicenda, come pianeti sospesi nel buio dell’universo, che una forza irresistibile avvicina uno all’altro, per poi allontanarli di nuovo. Mi cercano, creano un rapporto con me e un bel giorno se ne vanno. Possono essere amici, amanti, mogli. Anche nemici. Ma sempre, prima o poi se ne vanno. Per stanchezza, disperazione, o perché le cose che si avevano da dire si sono esaurite, come un rubinetto che non dà più acqua. [...] Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.

- Come si comporta, cosa fa, una persona come lei, quando è ferita?
- [...] una condizione del genere dopo un po’ diventa cronica. La ferita è riassorbita nella quotidianità e non ci si ricorda più dov’è. Ma rimane. Non è una cosa che puoi tirare fuori e mostrare. Se si può, vuol dire che è una ferita da poco.

Pazienza. Anche io ho i miei momenti no. E poi farsi vedere nel proprio aspetto migliore non è esattamente lo scopo principale della mia vita.

Per me l’amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche ecc., riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. A volte non si conosce il numero. A volte ti chiamano, ma hanno sbagliato numero. Non c’è niente da fare. Finché vivremo in questo corpo sarà così.

Però come siamo strani! Si invecchia in un attimo. Un tempo credevo che si invecchiasse un po’ per volta, anno dopo anno. [...] Invece no. Accade di colpo.

Detto concretamente: la vita dell’uomo è breve, e molto più fragile di quanto immagini. Perciò bisogna comportarsi con gli altri in modo da non portarsi poi dietro inutili rimorsi: giustamente, e se possibile sinceramente. A me non piacciono le persone che non fanno questo sforzo quando la persona è in vita, e dopo che è morta la piangono e dicono di avere tanti rimorsi.

[Murakami Haruki, Dance Dance Dance, Einaudi 2005]

0
comments

Jun 16

Caino | José Saramago

La via dell’inganno nasce stretta, ma trova sempre chi sia disposto ad allargarla, diciamo che l’inganno, ripetendo la voce popolare, è come il mangiare e il grattarsi, tutto sta a cominciare.

È curioso che le persone parlino con tanta leggerezza del futuro, come se lo avessero in mano, come se fosse in loro potere di allontanarlo o avvicinarlo secondo le convenienze e le necessità di ciascun momento.

[José Saramago, Caino, Feltrinelli 2010]

0
comments

Jun 08

Il peso della farfalla | Erri De Luca

Sono scarsi i sensi in dotazione alla specie dell’uomo. Li migliora con il riassunto della intelligenza. Il cervello dell’uomo è ruminante, rimastica le informazioni dei sensi, le combina in probabilità. L’uomo così è capace di premeditare il tempo, progettarlo. È pure la sua dannazione, perché dà la certezza di morire.

La pendola con la voce del cuculo di legno batte i colpi di un pulcino dentro all’uovo. [...]
Pensa: nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura.

[...] non si ripara niente dopo il danno. Si può solo rinunciare a rifarlo.

Ci sono carezze che aggiunte sopra un carico lo fanno vacillare.

[Erri De Luca, Il peso della farfalla, Feltrinelli 2009]

0
comments

Jun 05

L’amore ai tempi del colera | Gabriel García Márquez

Aveva speso molto denaro, molto ingegno e molta forza di volontà perché non si notassero i settantasei anni che aveva compiuto nel marzo scorso e nella solitudine della sua anima era convinto di aver amato in silenzio molto più di qualsiasi altro a questo mondo.

Gli bastò un interrogatorio insidioso, prima a lui poi alla madre, per comprovare una volta di più che i sintomi dell’amore sono gli stessi del colera.

Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i cattivi ricordi ed esalta quelli buoni, e che grazie a quell’artificio riusciamo a sopportare il passato.

[...] ma si lasciò portare dalla sua convinzione che gli esseri umani non nascono sempre il giorno che le loro madri li danno alla luce ma che la vita li obbliga ancora molte altre volte a partorirsi da soli.

Qualsiasi cosa la faceva piangere: [...] l’odore della sua pelle che sarebbe durato sulla sua per parecchio tempo dopo la morte. [...]
Una volta lui le aveva detto qualcosa che lei non riusciva a immaginare: gli amputati sentono dolori, crampi, solletico, alla gamba che non hanno più. Così si sentiva lei senza di lui, sentendolo là dove non c’era più.

[Gabriel García Márquez, L'amore ai tempi del colera, Mondadori 2005]

0
comments

May 18

Il Canemucco n. 1

e poi mi chiedi della FELICITà, dopo un BACIO alle MIE scapole, dove AVEVO le ali, un tempo.
Ma è un po’ più giù, è nello SPROFONDO di terra che si assapora la RADICE del senzo.
E allora ti dico: la LUCERTOLA, perché è davvero tutta lì la FELICITà: un cuore che SFIORA il VELLUTO di pelle, l’AGGILITÁ che sei più VELOCE del dolore che lo SCARTI e lo lasci nell’OMBRA, eppoi soltanto SOLE, ubbriacarsi di LUCE e un penziero felice di pelle che DANZA.

eNZO
[somewhere in the web]

0
comments

May 15

Cecità | José Saramago

[...] abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del sangue e nel sale delle lacrime, e, come se non bastasse, degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.

[...] le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie, come succede del resto spesse volte che il rimanere semplicemente ad aspettarle sia l’unica risposta possibile.

[...] attraversarono una grande piazza dove c’erano gruppi di ciechi intenti ad ascoltare I discorsi di altri ciechi, a prima vista né questi né quelli lo sembravano [...] Si proclamavano la fine del mondo, la salvezza penitenziale, la visione del settimo giorno, l’avvento dell’angelo, la collisione cosmica, l’estinzione del sole, lo spirito tribale, l’umore della mandragora, l’unguento della tigre, la virtù del segno, la disciplina del vento, il profumo della luna, la rivendicazione della tenebra, il potere dello scongiuro, l’impronta del calcagno, la crocifissione della rosa, la purezza della linfa, il sangue del gatto nero, il sopore dell’ombra, la rivolta delle maree, la logica dell’antropofagia, la castrazione indolore, il tatuaggio divino, la cecità volontaria, il pensiero convesso, quello concavo, quello piano, quello verticale, quello concentrato, quello disperso, quello fuggito, l’ablazione delle corde vocali, la morte della parola.

[José Saramago, Cecità, Einaudi 2005]

1
comments

May 05

Teoria e pratica di ogni cosa | Marisha Pessl

È fuorviante immaginare le persone, osservarle attraverso l’occhio della mente, perché non le si ricorda mai per quello che sono davvero: con altrettante incoerenze quanti sono i capelli su una testa umana (tra i 100.000 e i 200.000). La mente, invece, si serve di una stenografa pigra, appiattisce le persone sulle loro caratteristiche dominanti – il pessimismo o l’insicurezza (talvolta trasformandole, soltanto per pigrizia, in buone o cattive) -, e così si commette l’errore di giudicarle solo su questa base rischiando, di conseguenza, a un successivo incontro, di farsi cogliere pericolosamente alla sprovvista.

Era una di quelle circostanze in cui si sente la pelle improvvisamente sottile come la sfoglia su una fetta di baklava, quando si desidera disperatamente che una persona non se ne vada ma si sta zitti per provare l’isolamento nella sua forma più pura, come su una tavola periodica degli elementi un gas nobile, o il pròzio, l’isotopo più comune dell’idrogeno.

[Marisha Pessl, Teoria e pratica di ogni cosa, Bompiani 2008]

0
comments

Apr 22

Soffocare | Chuck Palahniuk

Non è che prima dovrebbe fare un disegno di carta? Gli dico: non ti serve un progetto? Ci vogliono permessi, sopralluoghi. Bisogna pagare le tasse. C’è un regolamento edilizio da rispettare.
E Denny dice: «E perché?». [...]
Per dipingere un quadro mica hai bisogno di un permesso, dice. Per scrivere un libro mica devi fare un progetto. Ci sono libri che possono fare molti più danni di quelli che potrebbe fare lui. Una poesia non ha bisogno di sopralluoghi. Esiste una cosa chiamata libertà d’espressione.
Denny dice: «Per fare un bambino non serve un permesso. Perché mai uno dovrebbe chiederlo per costruire una casa?».
E io gli dico: «E se poi costruisci una casa pericolosa, oppure brutta?».
E Denny dice: «Be’, e se poi un figlio ti viene su pericoloso, oppure stronzo?».

«L’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile. Tutto il resto è cucito troppo stretto».
Ingabbiato da troppe leggi.
Per intangibile la Mamma intendeva Internet, i film, la musica, le storie, l’arte, le voci che corrono, i programmi per computer, tutto ciò che non è reale. Le realtà virtuali. Le simulazioni.
La cultura.
L’irreale è più potente del reale.
Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l’immaginazione.

[Chuck Palahniuk, Soffocare, Mondadori 2003]

0
comments