Come se le nostre azioni e la nostra personalità determinassero in parte la percezione che si ha di noi, come se giungessimo a crederci altri rispetto a quello che credevamo di essere perché il caso e l’irragionevole passare del tempo mutano la nostra circostanza esterna e il nostro apparire. O sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine.
Ora iniziava a chiedersi se dopo tutto il puzzle fosse la metafora giusta per illustrare le relazioni tra uomini e donne. Il puzzle non teneva conto dell’enorme testardaggine degli esseri umani, della loro determinazione di attaccarsi a un altro anche se non era quello giusto. A loro non importava niente se si incastravano male [...]. Non erano mossi dal desiderio di compatibilità e di accoppiamenti assennati, bensì da occhi, bocche, sorrisi, menti, seni, pettorali e sederi, arguzia, gentilezza, fascino, storia romantica e tutte le altre cose che rendevano impossibili le linee dritte.
Era così? Era innamorata di Tucker perché lui era l’opposto di Duncan? In questo caso sia Annie sia Duncan erano riusciti a creare un vuoto, un vuoto complesso, pieno di angoli subdoli, strane asperità e rientranze sorprendenti, simile al pezzo di un puzzle, e Tucker vi si era inserito alla perfezione.
Non sapeva di chi o che cosa si era innamorata, ma era persa, sognante e disarmata come non le era mai successo in vita sua.
che non ci sono state neanche delle grosse litigate, ci sono di quelli che fanno delle litigate che viene giù il soffitto, sì, naturalmente, qualche litigata l’abbiamo fatta anche noi, le litigate in fondo sono il sale della vita, che dopo ogni litigata c’è la pace, e quella cosa è una cosa, a letto, che ci siamo coricati tutti’e due ingrugnati, con la faccia al muro, ci voltiamo il culo, abbiamo spento la luce, fermi, lì, sulla sponda, ma però ci sono i piedi, che i piedi, detto così, i piedi, dài, non sono una gran cosa, una volta addirittura non li nominavano neanche, non era educazione, e invece delle volte i piedi, eh, i piedi sono leggeri come piume, sono i petali di un fiore, che sono dei paroloni, sono parole che fanno ridere, lo so, però non è un’esagerazione, perché quello è un momento, che prima vi siete detti delle cose anche cattive, e adesso ci ripensate, ognuno per conto suo, da solo, e tu non ce la fai a stare da solo, non ti addormenti, e neanche lei, ma non sapete come cominciare, e cominciano i piedi, si toccano, così, per caso, anzi no, non si toccano ancora, si sfiorano, si esprimono, anche se non parlano, che non parlano, però, come si può dire? ecco, sì sussurrano, c’è questo silenzio, e c’è questo sussurro, e poi si sentono, tu sei freddo, lei è calda, tu ti giri, piano, allunghi una mano, delicatamente, gliela tieni sulla spalla, anche tu senza parlare, la tieni lì, lei fa finta di dormire, ma non dorme neanche lei, e a un certo momento, piano piano, si gira, e vi avvicinate, sempre senza dire niente, al buio, sempre più vicini, e poi attaccati, attaccati, attaccati, e tu con le mani la senti tutta, la disegni, come è fatta, è fatta che è quasi un miracolo, e tu sei dentro a quel miracolo, ed è una cosa che, no, niente, certe cose bisogna provarle
vade mecum
I want the scissors to be sharp
and the table to be perfectly level
when you cut me out of your life
and paste me in that book you always carry.
Alla domanda su Wenders dico di sì, che mi piace. Quando mi chiedono i film, gli dico di no, che non li conosco.
Allora come fai a dire che ti piace Wim Wenders?
Wim Wenders, gli dico, mi piace il suo nome. Che lui ha un nome di battesimo che se lo ribalti di centottanta gradi, si legge uguale.
Lo spazio è vasto. Veramente vasto. Non riuscireste mai a credere quanto enormemente incredibilmente spaventosamente vasto esso sia. Voglio dire, magari voi pensate che andare fino alla vostra farmacia sia un bel tratto di strada, ma quel tratto di strada è una bazzecola in confronto allo spazio.
[...] l’idealismo, la dignità della ricerca pura, il desiderio di perseguire la verità e tutte le sue forme, sono tutte cose bellissime, ma prima o poi arriva un momento in cui si comincia a sospettare che esista una qualche verità reale, e che questa verità sia che tutto l’infinito multidimensionale dell’Universo è quasi certamente governato da un branco di pazzi.
La gente usa quelli che chiama telefoni perché odia stare nello stesso luogo insieme, ma ha anche paura di stare da sola.
“Siamo cresciuti tutti con gli stessi show televisivi. È come se avessimo tutti lo stesso impianto di memoria artificiale. Non ricordiamo quasi nulla della nostra reale infanzia, eppure sappiamo perfettamente tutto quello che succedeva alle famiglie delle sitcom. Abbiamo tutti gli stessi traguardi. Tutti le stesse paure”.
Secondo Fertility Hollis, il caos non esiste.
Esistono solo schemi, schemi sopra altri schemi, schemi che influenzano altri schemi. Schemi nascosti da schemi. Schemi dentro schemi.
Se si guarda da vicino, la storia non fa altro che ripetere se stessa.
Quello che chiamiamo caos non è nient’altro che uno schema che non abbiamo riconosciuto. Quello che chiamiamo caos non è altro che uno schema che non riusciamo a decifrare. E quello che non riusciamo a capire lo chiamiamo nonsense. Ciò che non possiamo leggere lo chiamiamo borbottio.
Non esiste libero arbitrio.
Non ci sono variabili.
“Solo l’inevitabile esiste” dice Fertility. “C’è un solo futuro. Non c’è scelta.”
La brutta notizia è che non abbiamo nessun controllo.
La buona notizia è che non possiamo fare nessun errore.
“Ci sono due tipi di uomini,” [...] “Il primo, per innamorarsi deve sapere come una ragazza mangia un panino, come si pettina, per quali assurdità si crea dei problemi, perché suo padre si arrabbia, e altre storie e leggende che si raccontano su di lei. Invece il secondo tipo, e io sono così, deve sapere pochissime cose su una ragazza per innamorarsene.”
“Allora sei innamorato di me perché non mi conosci affatto? Secondo te è vero amore questo?”
“L’amore per cui uno darebbe tutto quello che ha è così”
“Come hai fatto a innamorarti di me senza conoscermi?”
“Perché sei bella… Perchè immagino che saremo felici insieme… Perché riesco a dirti tutto senza sentirmi in imbarazzo. Immagino sempre di fare l’amore con te.”
La storia della vita di uno è uguale a quello che ha più quello che desidera più di tutto al mondo, meno quello che è davvero disposto a sacrificare per ottenerlo.
Movimento lento, le sue braccia attorno a me, il mio volto sepolto nel collo ad aspirare il suo odore, il suo respiro come un dolce ronzio nell’orecchio. Pensieri, cuore, sangue, tutto all’improvviso si fermò e si raccolse al centro di me, pronto ad esplodere. [...]
Stavo fluttuando nell’occhio del ciclone, nella zona più tranquilla dell’amore più profondo che avessi mai provato.
“Ti amo” dissi. Ma non con la voce.
Ci son quelli che vengono schiantati dal dolore. Quelli che parlano del più e del meno sull’orlo della tomba, e continuano in macchina, del più e del meno, neanche del morto, di piccole cose domestiche, ci sono quelli che dopo si suicideranno e non glielo si vede in faccia, ci sono quelli che piangono molto e cicatrizzano in fretta; quelli che annegano nelle lacrime che versano, quelli che sono contenti, sbarazzati da qualcuno, ci sono quelli che non riescono più a vedere il morto, tentano, ma non ce la fanno, il morto ha portato con sé la propria immagine, ci sono quelli che vedono il morto ovunque, vorrebbero cancellarlo, vendono i suoi tre stracci, bruciano le sue foto, traslocano, cambiano continente, ci riprovano con un vivo, ma niente da fare, il morto è sempre lì, nel retrovisore, ci sono quelli che fanno il pic-nic al cimitero e quelli che lo evitano perché hanno una tomba scavata nella testa, ci sono quelli che non mangiano più, ci sono quelli che bevono, quelli che si domandano se il loro dolore è autentico o costruito, ci sono quelli che si ammazzano di lavoro e quelli che finalmente si prendono una vacanza, ci sono quelli che trovano la morte scandalosa e quelli che la trovano naturale con-l’età-per-cui, circostanze-che-fanno-sì-che, è la guerra, è la malattia, è la moto, la macchina, l’epoca, la vita, ci sono quelli che trovano che la morte sia la vita.
una delle innumerevoli caratteristiche che distinguono l’uomo dalla bestiola è di volerne di più. E anche quando la quantità è sufficiente, reclama la qualità. I fatti bruti non gli bastano più, vuole anche i “perché”, i “come”, i “fino a che punto”