Category: books

Jun 18

Oblomov | Ivan A. Gončarov

All’astuzia ricorrono soltanto le donne di intelligenza più o meno angusta. In mancanza di vera intelligenza, per mezzo dell’astuzia, esse manovrano le molle della minuta vita quotidiana, intrecciano, come un ricamo, la loro politica familiare, perdendo di vista come si dispongono per principali linee della vita, in quale direzione si orientino e in che punto si incontrino.
L’astuzia è una moneta spicciola, con la quale non si può comprare un gran che. [...] con l’astuzia si può nascondere qualche cosa, ingannare qui, alterare il vero là; ma l’astuzia non basta mai ad abbracciare un orizzonte vasto [...].
L’astuzia è miope: vede bene soltanto ciò che ha sotto il naso e perciò, spesso, finisce per cadere nella rete che essa stessa ha teso.

«Ma cos’è che in questa vita ti dispiace in modo particolare?»
«Tutto questo eterno correre, questo eterno gioco di miserabili passioncelle, specialmente quelle che mirano all’interesse, a sopraffarsi l’un l’altro; le chiacchiere, le maldicenze, i dispetti, quel modo di misurarsi da capo a piedi. Ad ascoltare quello che la gente dice, vengono le vertigini, c’è da istupidirsi [...]»

Oblomov non riusciva a capire da dove Olga traesse tanta forza, tanto tatto, la capacità di saper agire in qualunque circostanza.
«Dev’essere perché» pensava Oblomov «uno dei suoi sopraccigli non si distende mai, è sempre un pochino sollevato e sopra di esso è una piccola ruga appena visibile… Lì, in quella ruga, si annida la sua tenacia.»

[Ivan A. Gončarov, Oblomov, BUR 1985]

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May 22

Matilde e i suoi tre padri | Emidio Clementi

[...] (era) convinta che l’amore non fosse in grado di diluire una sostanza così densa e inafferrabile come la tentazione.

Perché il mondo non era come casa di sua nonna dove gli oggetti non cambiavano mai di posto e persino le caramelle dentro i vasi di vetro erano sempre le stesse?

[Emidio Clementi, Matilde e i suoi tre padri, Rizzoli 2009]

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Apr 03

Il mondo dopo la fine del mondo | Nick Harkaway

Secondo lei, gli inferni erano come la reggia di un visir, o un palazzo del governo, e ogni piano era dedicato a una forma diversa di sofferenza. C’era un Inferno Brulicante di Mosche, un Inferno di Mutande Ruvide e un Inferno di Minestra Tiepida: in pratica, tutti gli inferni possibili e immaginabili, dai più brutti ai più banali. C’era un Inferno di Attese in Piedi in Code Infinite, un Inferno di Solitudine, un Inferno di Vicini Pettegoli e un Inferno di Dolore Silenzioso, e giù giù fino a un Inferno di Pece Bollente e un Inferno di Dita Schiacciate [...] C’era addirittura un Inferno dell’Incertezza del Futuro in cui ti tenevano semplicemente lì ad aspettare di scoprire in quale inferno saresti finito. Per sempre.
Se esiste un Inferno del Non Morire Separati, io sono lì.

Una zona di guerra non è il posto ideale per le pecore. Non è il posto ideale per niente e nessuno, a dire il vero, ma le pecore di solito sono un po’ più ottuse e prive di acume tattico nonché di ragionamento individuale, e affrontano il problem-solving con un approccio per tentativi ed errori. Le pecore tendono a girovagare a casaccio, abitudine che non favorisce la sopravvivenza nei campi minati. Appena ne salta per aria una, automaticamente tutte le altre si sparpagliano per confondere il predatore, con il risultato che ne saltano in aria diverse altre in un lanoso BUM-stciacpitterslee-ohi, che è il rumore prodotto da un ovino di medie dimensioni allorché viene proiettato in aria da una mina antiuomo e quasi completamente disfatto, ricadendo a terra sotto forma di massa semiliquida. Tale rumore o la realtà a esso concomitante spaventano ancora di più le restanti pecore e solo dopo che un certo numero di queste è stato liquefatto ed è piovuto dall’alto sulla zona le superstiti finalmente capiscono che l’unica via di scampo è tornare da dove sono venute.  A questo punto, purtroppo, non ricordano più da dove sono venute e si ricomincia daccapo. BUM!

La paura è un’emozione multiforme. Può essere fatta di brividi e sussulti, come una scossa elettrica, oppure di correnti di aria gelida, notturna, che ti si insinuano nel letto quando porte e finestre dovrebbero essere chiuse. Può arrivare sotto forma di passi conosciuti nel posto sbagliato e al momento sbagliato, o di passi sconosciuti in una stanza familiare. [...] Quando la affronti, è piccola e debole e ti guarda con occhi timorosi, tanto che ti chiedi come faccia a turbarti. Ma appena ti volti si gonfia e scaglia saette e ombre gigantesche che riesci a a cogliere appena con la coda dell’occhio, e fa cigolare le assi del pavimento. Si gonfia, si gonfia, si gonfia fino a scoppiare, spargendo frammenti negli angoli più reconditi della tua mente dove attecchiscono e ricominciano a crescere fino a invaderti in ogni tua parte. Ti inondano, e tu affoghi.

[Nick Harkaway, Il mondo dopo la fine del mondo, Mondadori 2009]

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Feb 21

Momenti di trascurabile felicità | Francesco Piccolo

Togliere il cetriolo dal cheeseburger.

Il primo film al ritorno dalle vacanze, gli ultimi giorni di agosto, quando si sentono in modo distinto tutti gli odori del cinema: delle poltrone, della pellicola, dei popcorn, dei bagni.

Quelle volte in cui mi sono svegliato in piena notte, e ho guardato chi dorme sempre accanto a me con la complicità delle ore buie, che rendono sopra alle righe tutti i sentimenti e le preoccupazioni, le paure, le angosce, il senso profondo della vita. E mi sono chiesto, intanto che osservavo il torace gonfiarsi e sgonfiarsi in modo regolare: chi è questo essere umano a cui sto concedendo il mio amore, le mie giornate, tutti questi anni e anche il mio futuro? È l’essere speciale che mi sembra di aver intuito, o è un mostro che mi sembra di temere?
E poi mi sono girato dall’altra parte e mi sono rimesso a dormire, sollevato.

Gli amori che cominciano, che è molto prima di quando cominciano – cioè il momento in cui un innamoramento nasce senza che la persona che si innamora se ne sia accorta.

[Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, Einaudi 2010]

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Feb 21

Memorie d’una ragazza perbene | Simone de Beauvoir

La cosa più irresistibile in lui era i suo riso: si sarebbe detto ch’era caduto inopinatamente su un pianeta che non era il suo, un pianeta di cui scopriva rapito la prodigiosa stranezza; quando il suo riso esplodeva, tutto mi appariva nuovo, sorprendente, delizioso.

Perdete il tempo con gente che non ne vale la pena. O siete psicologa o siete imperdonabile!

Trovavo imbarazzante che gli sposi fossero incatenati l’uno all’altro da costrizioni materiali; il solo legame tra persone che si amano avrebbe dovuto essere l’amore.

Il bello, in voi, è che non rifiutate mai niente, lasciate tutte le porte aperte. Io sono sempre fuori, e porto tutto con me. Che idea è stata, la mia, di entrare un giorno da voi? Oppure siete stata voi a venire, e vi è venuta l’idea di aspettare? È vero che, quando il proprietario è assente, si può pensare che tornerà da un momento all’altro; ma la gente di solito non la pensa così…

[Simone de Beauvoir, Memorie d'una ragazza per bene, Einaudi 1960]

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Jan 30

I segreti di New York | Corrado Augias

[Herman Melville] Poi Herman si sposa, ha dei figli, diventa nonno. Gli ultimi anni li passa in una casa con la facciata di mattoni al numero 104 Est della Ventiseisima Strada. In salotto ci sono vecchi mobili di mogano, alti scaffali marroni, sul muro dell’ingresso è appesa una stampa del golfo di Napoli. La sua stanza ha alle pareti una tappezzeria scura, in mezzo c’è un letto di ferro nero e fuori dalla finestra un minuscolo balcone che guarda a sud. Talvolta lo si vede su quel balcone, su una seggiola di tela, mentre fuma la pipa stringendo la mano di sua moglie. È probabilmente questa la forma di amore che preferisce

[Dorothy Parker] Sigaro tra i denti, stomaco prominente, il produttore ha appena finito di scorrere una sceneggiatura della Parker e non è rimasto molto convinto.
«È un bellissimo testo, non c’è dubbio. Lei è una donna fuori dal comune e ha uno spirito straordinario. Ma finora non ha mai avuto molto pubblico e sa perché? Perché non dà alla gente ciò che la gente vuole!».
Dorothy lo fissa per qualche istante, poi replica con il suo tono più candido: «Ma Mr Goldwyn, la gente non sa quello che vuole fino a quando non glielo diciamo noi».
«Ecco, ci risiamo, motti di spirito. Miss Parker, glielo dico chiaro e tondo, non si fanno i soldi con i motti di spirito. La gente vuole il lieto fine».
«Mr Goldwyn, non so se la sorprenderà ciò che sto per dirle, ma in tutta la storia dell’umanità, miliardi e miliardi di persone, non ce n’è stata una che abbia avuto un lieto fine».

[Meyer Lansky] Grande lusso per un gangster morire d’infarto, forse il più grande di tutti.

[Corrado Augias, I segreti di New York, Mondadori 2000]

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Jan 18

I malcontenti | Paolo Nori

Era una bella ragazza, strojnaja, dicono i russi, snella e armoniosa, con una faccia che, non so come dire, mi viene da dire decisa ma non era decisa, era come se stesse sempre per decidere qualcosa, era una faccia che, anche quando era ferma, dava sempre l’impressione del movimento, c’era qualcosa, nei suoi zigomi, nelle sue labbra, nella mascella, che sembrava sfidasse la legge di gravità, qualcosa che ti veniva da dire: Adesso cade, e invece non cadeva.

Ogni tanto mia nonna diceva delle cose che eran sempre quelle, però erano belle. Cosa tramagli? Fa’ a mente a me. Tienti da conto. Ho un lavoro che cava gli occhi. Ma la tua intelligenza? Oèp, la curva. Hai parlato bene. Siamo a campo vinto. Mi fai vento. Tutte le carte fan sessantuno. Hai due occhioni. Guarda che diventi un bolide. Bisogna sciffrare la faccenda. Basta con questa musica da morti.

Era come, non so se si capisce, era come quando una donna comincia a dirti che i tuoi comportamenti non van bene, ma non quelli di oggi, o non solo quelli di oggi, anche quelli di una settimana fa, o di due mesi fa, o di tre anni fa poi tu avevi detto una cosa che lei non se la sente, di perdonartela.
Allora tu cominci a fare andare la testa dalle parti, a destra e a sinistra e, anche se sei in un posto che conosci benissimo, come la tua stanza da letto, ti accorgi che ci sono delle cose interessantissime, delle buste vuote, dei quadrimestrali di letteratura polacca che te chissà come mai non li avevi mai aperti, è come se le cose, intorno a te, improvvisamente, fossero coperte da una vernice trasparente che le rende più interessanti, un color via di fuga che riempie le cose di significato, non so se si capisce, perché si capisca bisogna che chi legge abbia fatto almeno una volta questa esperienza.

[Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010]

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Jan 15

Bugiarda no, reticente | Franca Valeri

Mio padre era molto ironico e chi ha quel dono non è mai estroverso. Ho imparato [...] che degli uomini, specie quelli della tua vita, non si può sapere tutto.

«Ha dei rimpianti?»
«In che senso?»
«Qualche cosa che rimpiange di non aver fatto, per esempio».
«Ma ci pensi bene, questo tipo di rimpianti  è  una mancanza di lucidità».
«Pardon?»
«È molto probabile che le cose inevase siano quelle che non si sanno fare».
La giornalista in genere non si rassegna. «Non rimpiange per esempio di non aver avuto figli? O era una scelta?»
«Questo fa parte di un’altra classifica. La vita è più veloce del previsto. Su molte cose ci si accorge con stupore di essere in ritardo».

Con la scoperta delle intolleranze alimentari, nessuno specialista si è occupato di quelle caratteriali. Delle quali chi ne soffre non vorrebbe essere guarito perché non riesce a immaginare un mondo in cui tutti gli stiano bene, non lo vorrebbe neanche. A chi ne soffre suggerisco di tenerlo per sé, non è uno stato d’animo manifestabile a parole. Chi ne è oggetto rimarrebbe così stupido da non sapersi difendere, o anche semplicemente da non capire come può aver suscitato tanta sgradevole attenzione.

L’educazione non è ormai una forma di rispetto umano scambievole e con le sue regole codificate, no certo, è resistenza alla maleducazione. [...] Uso e abuso indiscriminato dei propri corpi, senza un’occhiata guardinga all’estetica, e simile abuso dell’estensione vocale in qualsiasi mezzo o località pubblica. Il maleducato guida, parcheggia e soprattutto telefona sfondando le capacità contenitive di una città, mentre sorvola sui tatuaggi e le sbornie dei figli, protestandosi di fronte a una generazione ingovernabile.

[Franca Valeri, Bugiarda no, reticente, Einaudi 2010]

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Dec 03

Mio padre non ha mai avuto un cane | Davide Enia

Pomiciare quindi deriverebbe non dall’azione compiuta con la pietra pomice ma dall’essere la pietra pomice e, come tale, comportarsi di conseguenza: agire senza mai rischiare di sprofondare, in una continua limitazione delle possibilità, la mano che avanza  e subito si ritrae indietro, il sesso che pulsa ma rimane incarcerato, i fianchi che vorrebbero esplodere in cose sfrenate invece niente. Nessun affondo. Nessun rischio di farsi male. Questo è il pomiciare. Galleggiare continuamente sulla superficie del sentimento, senza il coraggio o la voglia di affondarci dentro, in una sospensione che volutamente ignora il pericolo e l’ebbrezza dell’annegare.

Nel 1992 Palermo subì due stragi, una alle sue porte, una nel suo grembo.
Fu il punto più basso della sua storia recente, il più atteso e il più umano.

Non ci fu nulla di animalesco nel far esplodere le bombe: l’uso delle armi, la pianificazione di una strage, la sua realizzazione sono tratti unicamente, spudoratamente umani.

Recidere il filo della vita perché si può.
È la legge del Potere.
Segue le regole dettate dall’uomo.

[Davide Enia, Mio padre non ha mai avuto un cane, :duepunti edizioni 2010]

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Nov 28

Mattatoio n.5 | Kurt Vonnegut

Uno dei due esploratori chinò la testa e lasciò cadere uno sputo dalle labbra. L’altro fece lo stesso. Studiavano gli effetti infinitesimali dello sputo sulla neve e sulla storia.
Per le guardie che camminavano su e giù, là fuori, ogni vagone divenne un singolo organismo che mangiava e beveva e mandava fuori gli escrementi attraverso i ventilatori. Questo organismo parlava e qualche volta gridava anche, attraverso i ventilatori. Vi entravano acqua, forme di pane nero, salsiccia e formaggio, e ne uscivano merda, piscia e parole.
«[...] Tutto il tempo è tutto il tempo. Non cambia. Non si presta ad avvertimenti o spiegazioni. È, semplicemente. Prenda la vita momento per momento, e vedrà che siamo tutti, come ho detto prima, insetti in un blocco d’ambra.»
L’essere proveniente dallo spazio studiò a fondo il cristianesimo per capire, se possibile, perché per i cristiani fosse tanto facile esser crudeli. Concluse che il guaio derivava almeno in parte dal modo trasandato in cui era scritto il Nuovo Testamento. Secondo lui l’intento dei Vangeli era di insegnare alla gente, fra le altre cose, a essere misericordiosi, anche verso i più umili. Ma i Vangeli finirono in realtà per insegnare questo: Prima di uccidere un uomo, accertatevi bene che non sia imparentato con qualcuno d’importante. Così va la vita.

Trout aveva scritto un libro a proposito di un albero che faceva soldi. Aveva per foglie dei biglietti da venti dollari; i suoi fiori erano obbligazioni statali, i frutti diamanti. Gli uomini ne erano continuamente attratti e si uccidevano l’un l’altro attorno alle sue radici, diventando così ottimo fertilizzante.

Era una creaturina poco intelligente, ma un invito formidabile a far figli.

[Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5, Feltrinelli 2005]

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