Jun 14

Almanacco 2016 – Esplorazioni sulla via Emilia | A cura di Ermanno Cavazzoni /2

Andrea Lucatelli, Monzali

Di fatto più o meno ne ho incrociate di persone in questo condominio, e quasi a tutte le ore, Monzali mai, che vita conduce mi chiedo, degli altri stanziali due somme le ho tirate, quelle somme provvisorie che ci orientano, se si abitasse nello stesso edificio di un uomo che porta a casa sua cani e gatti e ne uscisse con animali impagliati, ci verrebbe naturale pensare che fa l’imbalsamatore.
Secondo la naturale deduzione che ci fa sentire un po’ tutti giallisti investigatori, quella che ci fa rispondere ai giornalisti dopo una strage con fiamma ossidrica e trapano avvitatore, erano una coppia tranquilla infatti al sabato andavano inseme a comprare i mobili.
E se invece capitasse il contrario, che un uomo porta in casa sua animali impagliati e ne uscisse con animali scodinzolanti, cosa diremmo ai giornalisti di turno, era un mago, un santo, invece un po’ presi dalla vergogna delle nostre deduzioni, diremmo solo era strano ma gentile, eppure un po’ avevamo pensato a un dio pagano, che ci affascinava.
Ecco per me Monzali, che non fa la spesa, non mangia, non butta le bottiglie vuote, non si affaccia alla finestra, è come l’uomo di Lascaux, quello della caverna di chilometri dove migliaia di anni fa ci disegnava il mondo, fra dei cavernicoli, un primitivo in una caverna si era messo a disegnare le vite dei viventi là fuori, dei gran mammiferi che si rincorrono e si cacciano.
Forse così Monzali ci disegna tutti mentre tiriam via le blatte, mentre aspiriamo la polvere, o quando spostano i mobili, o parlano di femori e dentifrici prendendo il sole, in duecento metri quadrati, Monzali tappezza di graffiti le vite di noi bipedi stanziali, simula sordità per conservare la concentrazione su vite che gli sfuggono fra le mani, che non sempre capisce, e urla mamma quando ne rimane conturbato.
[…] Monzali, nel mio film mentale è un dio plastificatore di una di quelle religioni in pensione, di milioni di anni fa, e quando finisce il film è un simulatore solo, che desidera sentire qualsiasi cosa, basta che sia talmente potente da emozionare, che faccia vibrare tutto attorno fin dentro i polmoni.

[Ermanno Cavazzoni, Almanacco 2016, Esplorazioni sulla via Emilia, Quodlibet, 2016]

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