Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione – uno strano desiderio di morte, mescolato a un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore e angoscia. Ma non è neanche questo. È più come avere il desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte.
Ogni giorno sono costretto a compiere una serie di scelte su cosa è bene o importante o divertente, e poi devo convivere con l’esclusione di tutte le altre possibilità che quelle scelte mi precludono. E comincio a capire che verrà un momento in cui le mie scelte si restringeranno e quindi le preclusioni si moltiplicheranno in maniera esponenziale finché arriverò a un qualche punto di qualche ramo di tutta la sontuosa complessità ramificata della mia vita in cui mi ritroverò rinchiuso e quasi incollato su un unico sentiero e il tempo mi lancerà a tutta velocità attraverso vari stadi di immobilismo e atrofia e decadenza finché non sprofonderò per tre volte, tante battaglie per niente, trascinato dal tempo. È terribile. Ma dal momento che saranno proprio le mie scelte a immobilizzarmi, sembra inevitabile, se voglio diventare maturo, fare delle scelte, avere rimpianti per le scelte non fatte e cercare di convivere con essi.
[...] ci sono macchine enormi che sembrano insetti giganti che imitano le condizioni aerobiche di scalinate, barche a remi, bicicletta da corsa e sci di fondo inopportunamente sciolinati, complete di elettrodi per il monitoraggio cardiaco e di cuffiette per la radio; e su queste macchine ci sono persone in lycra che vorresti davvero prendere da parte e consigliare nella maniera più delicata e amorevole di non mettersi mai più quella tutina.
Il modo migliore per descrivere il contegno di Scott Peterson è questo: perennemente in posa per una fotografia che nessuno sta scattando.
La moglie di Scott Peterson è una signora inglese ectomorfica a complessione in qualche modo cuoiosa che sta sotto un enorme sombrero, e ora vedo la signora togliersi il sombrero e riporlo sotto il tavolo d’ottone perdendo così quota sulla sedia.
[David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, Minimum Fax 2001]
Respect. Per lui, e per lei che le ha scelte. Grazie.
[...] e se volete sapere – o ricordare – come scrive un genio immenso andate a leggere le cinque frasi che ha raccolto. Comments [...]
+1 per la seconda citazione. Ma vedo che manca tutto il discorso sulla “insaziabile parte infantile”, che invece secondo me è uno dei punti centrali e più significativi del libro.
sono molto d’accordo Giulio, l’ho trovata difficile da inquadrare in una sola frase, credo.
altra cosa che secondo me manca ma mi è piaciuta molto è la parte sul “sorriso lavorativo” dell’equipaggio. una nota strepitosa.
Respect. Per lui, e per lei che le ha scelte. Grazie.