Archive for August, 2010

Aug 31

Le storie di mia zia (e di altri parenti) | Ugo Cornia

Poi il giorno dopo di pomeriggio mia zia Bruna veniva a raccontare queste cose a mia madre, e anche se nessuna delle due credeva nell’aldilà rimanevano tutte e due molto impressionate da questi discorsi notturni tra mia zia Maria e suo fratello Teodoro, e anch’io stavo ad ascoltarle parlare, e anch’io non ho mai creduto a nessuna persistenza dell’anima dopo la morte, ma ascoltando questi resoconti della zia Bruna pensavo che mia zia, che ormai era così staccata dal mondo, grazie all’appannamento dei suoi sensi era finalmente arrivata a questo aldilà nella sua testa dove poteva parlare di tante cose con suo fratello, che le era rimasto nascosto lì per sessant’anni in quella piega del cervello.

Una mia amica tedesca mi ha detto che c’è un’altra sua amica tedesca che ha una nonna di centosette anni, che è ancora viva e lei va a trovare spesso, e le ha raccontato che una volta poco tempo fa, mentre lei chiedeva alla nonna “Nonna, come va” la nonna le ha detto che fino ai cento si vive proprio bene ma dopo cambia tutto in peggio e vivere non è più bello. Alzarsi la mattina è faticoso, ti fa tutto male, le gambe fanno un male tremendo. Di notte di dormire non se ne parla. Anche il mangiare non è più buono, fanno schifo anche le cose che ti piacevano perché non san più di niente. Non ci vedi più bene, non ci senti più bene. Poi tutto il giorno non sai più cosa fare. E poi le ha detto “Per fortuna di pomeriggio va un po’ meglio, perché il nonno esce dall’armadio e si fanno due chiacchiere”.

[Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti), Feltrinelli 2008]

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Aug 18

Saggio sulla lucidità | José Saramago

Marito e moglie si sorrisero con discrezione, ma anche con un sottile accenno di indefinibili complicità, un sorriso che provocò al presidente del seggio una fastidiosa contrattura interiore, forse il dolore dell’invidia sapendo che lui non avrebbe mai partecipato a un sorriso come quello.

sono le piccole crepe nella vernice delle convenzioni, e non le rivoluzioni spettacolari che, con lentezza, ripetizione e costanza, finiscono per far crollare il più solido degli edifici sociali.

[...] Lo faceva concentrato per tenere i pensieri a distanza, per farli entrare a uno a uno, dopo aver loro domandato cosa portavano, il fatto è che coi pensieri non c’è prudenza che basti, alcuni ci si presentano con un’arietta di ingenuità ipocrita e subito dopo, ma troppo tardi. manifestano quanto sono malvagi.

s’infilò nell’ascensore, il nervosismo gli faceva quasi battere i piedi di impazienza, andiamo, andiamo, ma il macchinario, che passava la vira a portare gente su e giù, a sentire discorsi, molonoghi incompiuti, frammenti di canzoni stonate, qualche sospiro non trattenuto, qualche turbato mormorio, faceva finta che niente di tutto ciò lo riguardasse, tanto tempo ad andar su, tanto tempo ad andar giù, come il destino, sa ha molta fretta vada per le scale.

[José Saramago, Saggio sulla lucidità, Einaudi 2004]

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Aug 08

Sono io che me ne vado | Violetta Bellocchio

L’Encicopedia Universale sono diciannove volumi rilegati in pelle verde.
Alcune pagine sono appiccicate, chiazzate di umidità, e quando le scopriamo le mettiamo faccia in giù sul termosifone
Ci giochiamo a “dizionario”.
Dizionario funziona come il gioco della bottiglia, solo che quando il collo della bottiglia punta su di te devi prendere un libro, aprire in un punto a caso e, hai capito, leggere.
Ad esempio:
«Il termine ospitalità deriva dal latino hospes, che significa a mezzanotte possiederò la tua anima
«Il motto della catena Best Western Travel è conteniamo con discrezione il vostro sviluppo demografico fin dal 1919.»
«Le oltre trecento miglia di vegetazione tumultuosa che punteggiano l’Outback sono anche la principale causa di gravidanza tra la popolazione locale.»
Cose così.

Se permetti agli altri di trattarti da vittima, forse avrai la vita più facile per sette minuti al giorno, ma non ti libererai mai della loro compassione. La gente ti maneggerà con cura. Ha paura di contagiarsi.

Il mio tutore del poligono [...] dice che se i ragazzi potessero spararsi addosso un po’ più spesso non avremmo così tanti incidenti per guida in stato di ebbrezza.

Prende atto della distanza tra di noi. Non sa se è quella appropriata a quest’ora. No, signora, non ci stavamo drogando. No, signora, non stavamo ascoltando nessuna musica. La donna guarda Sean. Poi me. Poi di nuovo lui. Poi di nuovo me. Conosco quello sguardo. Sta valutando i miei fianchi in termini riproduttivi. Le donne con il bacino largo partoriscono più facilmente nelle praterie, e io sono destinata a partorire tra le urla. “Vanessa” non sarà mai nonna. Mai.

[Violetta Bellocchio, Sono io che me ne vado, Mondadori 2009]

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Aug 02

faraway, so close.

Il fatto è che tu pensi che ci incontriamo sempre a metà strada, io e te.
Non la vedi tutta la fatica che faccio per raggiungerti.

Allora c’è il giorno in cui decido che sto ferma.
Il giorno in cui non mi muovo di un millimetro.

E tu urli da lontano, mi chiami, non capisci.

Non capisci che se non ci vengo io verso di te noi non esiste.

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