Archive for July, 2010

Jul 23

I Barbari | Alessandro Baricco

[...] per lui capire non significava collocare l’oggetto di studio nella mappa conosciuta del reale, definendo cos’era, ma intuire in cosa, quell’oggetto, avrebbe modificato la mappa, rendendola irriconoscibile.

Ai tempi ero dell’idea che la vita fosse un compito da assolvere, non una festa da inventare.

[...] e mi capitò perfino di ricevere palla dal nostro numero 10, un fuoriclasse fighetto che avevo sempre visto giocare da lontano: guardò proprio me e me la passò, con l’aria di un Garcìa Màrquez che mi porgeva il suo taccuino degli appunti dicendomi Tiemmelo un attimo che vado a pisciare. Erano esperienze.

[...] il multitasking incarna bene una certa idea, nascente, di esperienza. Abitare più zone possibili con un’attenzione abbastanza bassa è quello che evidentemente loro intendono per esperienza. Suona male, ma cercate di capire: non è un modo di svuotare tanti gesti che sarebbero importanti: è un modo di farne uno solo, molto importante. Per quanto possa sembrare clamoroso, non hanno l’istinto a isolare ciascuno di quei gesti per compierlo con più attenzione e in modo da cavarci il meglio. E’ un istinto che è loro estraneo. Dove ci sono gesti, vedono possibili sistemi passanti per costruire costellazioni di senso: e quindi esperienza.

[...] insomma il solito, massiccio, lavoro pubblicitario pagato dalla Chiesa per promuovere il suo prodotto (chissà quanto ci metteremo ancora ad ammettere che siamo debitori del meglio dell’arte occidentale alla geniale intuizione di una setta religiosa che inventò la pubblicità e vi investì quantità di denaro irragionevoli).

Sembra un serpente ubriaco, ma in verità una logica c’è, e il principio sembra essere questo: costruisci una torre in cima a una collina, poi guardi verso ovest e cerchi il punto più alto che c’è nel raggio di una settantina di metri, diciamo la distanza da cui è visibile una lanterna nella notte. In quel punto costruisci un’altra torre. Infine colleghi le due torri con un camminamento alto qualche metro, e dotato di sponde. Se per fare questo devi scendere in una gola e poi risalire dall’altra, lo fai senza scomporti, e con serena pazienza. Se devi scalare un costone ripidissimo, lo fai senza smadonnare e con ferma determinazione. Ripeti questo gesto per due secoli e ottieni la Grande Muraglia. È importante, per strada, non cambiare idea mai. Conosco gente che vive, in quel modo.

[Alessandro Baricco, I Barbari, Fandango 2006]

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Jul 19

my own private milano.

Questa è una di quelle cose che succedono quando lui arriva e mi dice «Senti, ho avuto un’idea, cosa ne pensi?».

Io penso che sia venuto benissimo.
Io ringrazio tutti per averci creduto e Nemo per averlo fatto diventare anche bello da leggere (mica come certe altre produzioni Squonkiane che conosciamo).
Io spero che piaccia anche a voi.

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Jul 11

Le perfezioni provvisorie | Gianrico Carofiglio

Non so se agli altri capita la stessa cosa, ma io ho voglia di condividere quello che leggo. Quando ripeto una frase che ho letto, o un concetto, o una poesia, mi sembra un po’ di esserne l’autore.

Il mondo pullulava di possibilità infinite in quel tiepido e inatteso febbraio di Roma, mentre ero in bilico fra il non più della mia vita di ragazzo e il non ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile, euforica, e provvisoria. Era bello starci, su quella striscia. E solo quello che è provvisorio è perfetto.

Faccio così quando devo accingermi a un compito nuovo che mi crea ansia. Cerco in tutti i modi di spostare in avanti il momento in cui dovrò cominciare, e devo dire che sono piuttosto creativo, in questo. Tendenza patologica alla procrastinazione, la chiamano.

Guerrieri, come cazzo parli? La prossima volta che esci con una ragazza le chiedi se è propensa a prendere in considerazione la prospettiva di instaurare una relazione implicante anche saltuari intrattenimenti sessuali?

Il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro è la facoltà di fare e mantenere promesse.

Non ero mai riuscito a richiamare i ricordi dell’infanzia se non a pezzi slegati fra loro, come indecifrabili relitti galleggianti sulla superficie. Adesso, invece, tutto andava al suo posto in una misteriosa sincronia di immagini, suoni, odori, nomi e oggetti concreti. Tutto insieme. Il mangiadischi, il mottarello, le penne a quattro colori, Pippi Calzelunghe, le magliette Fruit of the Loom, Crocodile rock, il Corriere dei ragazzi, Rintintin, Ivanhoe, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare con Alberto Lupo, Hit parade, Mille e una sera con la sigla dei Nomadi, Gli eroi di cartone con la sigla di Lucio Dalla, Attenti a quei due con Tony Curtis e Roger Moore, la graziella cross gialla e arancione con il sellone, il subbuteo, gli oro saiwa calati nel latte quattro alla volta, il profumo dello zucchero filato alla Fiera del Levante, i ghiaccioli che lasciavano la lingua colorata, i rotolini di liquirizia, Capitan Miki, Paperinik, Tex Willer, I Fantastici Quattro, Sandokan, Tarzan, buttare le fialette puzzolenti nei negozi e poi scappare via molto veloci, la Prinz verde che portava sfiga, Mafalda, Charlie Brown e quella ragazzina che non aveva i capelli rossi e però era vera e non si è mai accorta di me, la gomma pane, le partite a pallone con il SUPER SANTOS dopo la scuola, il club di Topolino, il flipper, il biliardino, quel bambino come noi che non ebbe il tempo di dimenticarsi tutte queste cose perché il papà ebbe un colpo di sonno mentre tornavano dalle vacanze sulla loro Fiat 124, i cappelli con i copri orecchie, il lego, il monopoli, giocare con le figurine dei calciatori, il primo canale, il secondo canale e basta, la tv dei ragazzi, la coccoina, la focaccia, il latte della centrale, la luce fioca della cucina dei nonni, i sussidiari, cartelle di plastica, astucci con le matite, odore di bambini, di merendine, di cera pongo, silenzio nel cortile dopo la ricreazione, lego e soldatini, le caramelle Rossana, filmini in superotto, diapositive, le feste di compleanno con le focaccine e i succhi di frutta, le polaroid, le figurine dei calciatori, la pista del pattinaggio a rotelle alla pineta, Carosello, la pasta al forno dai nonni la domenica.

[Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie, Sellerio Editore 2010]

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Jul 06

Dance Dance Dance | Murakami Haruki

Ci sono persone che riconoscono la mia «normalità» e ne sono attratte. Queste rare persone e io ci attiriamo a vicenda, come pianeti sospesi nel buio dell’universo, che una forza irresistibile avvicina uno all’altro, per poi allontanarli di nuovo. Mi cercano, creano un rapporto con me e un bel giorno se ne vanno. Possono essere amici, amanti, mogli. Anche nemici. Ma sempre, prima o poi se ne vanno. Per stanchezza, disperazione, o perché le cose che si avevano da dire si sono esaurite, come un rubinetto che non dà più acqua. [...] Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.

- Come si comporta, cosa fa, una persona come lei, quando è ferita?
- [...] una condizione del genere dopo un po’ diventa cronica. La ferita è riassorbita nella quotidianità e non ci si ricorda più dov’è. Ma rimane. Non è una cosa che puoi tirare fuori e mostrare. Se si può, vuol dire che è una ferita da poco.

Pazienza. Anche io ho i miei momenti no. E poi farsi vedere nel proprio aspetto migliore non è esattamente lo scopo principale della mia vita.

Per me l’amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche ecc., riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. A volte non si conosce il numero. A volte ti chiamano, ma hanno sbagliato numero. Non c’è niente da fare. Finché vivremo in questo corpo sarà così.

Però come siamo strani! Si invecchia in un attimo. Un tempo credevo che si invecchiasse un po’ per volta, anno dopo anno. [...] Invece no. Accade di colpo.

Detto concretamente: la vita dell’uomo è breve, e molto più fragile di quanto immagini. Perciò bisogna comportarsi con gli altri in modo da non portarsi poi dietro inutili rimorsi: giustamente, e se possibile sinceramente. A me non piacciono le persone che non fanno questo sforzo quando la persona è in vita, e dopo che è morta la piangono e dicono di avere tanti rimorsi.

[Murakami Haruki, Dance Dance Dance, Einaudi 2005]

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Jul 06

so, this is new york.

Sì, la città è stupenda, ed è diversa da tutto il resto del mondo.
Sì, quando passeggi per Manhattan ti sembra di essere in tutti i film, in tutti i quadri, in tutte le foto che hai visto per una vita.
Sì, passi le giornate con lo sguardo al cielo, a chiederti cosa farebbe l’uomo pur di raggiungerlo.

Però.

Però la cosa più bella di New York non sono i palazzi, non sono i monumenti, non sono i musei.
Sono le persone.
La cosa più bella è mettersi alla vetrina di un caffè e guardare la gente che passa, perché così tanti colori, così tanti stili e camminate diverse non le vedi da nessun’altra parte.
È come se la città, il marciapiede, ti offrisse in uno sguardo sull’intera umanità.
Hai la possibilità di averla tutta lì, proprio davanti al tuo naso.
Grazie, NYC. Ci vediamo presto.

(note: 1) “play me I’m yours” è un’idea stupenda. 2) il bryant park è il mio posto preferito)

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