Archive for May, 2010

May 18

Il Canemucco n. 1

e poi mi chiedi della FELICITà, dopo un BACIO alle MIE scapole, dove AVEVO le ali, un tempo.
Ma è un po’ più giù, è nello SPROFONDO di terra che si assapora la RADICE del senzo.
E allora ti dico: la LUCERTOLA, perché è davvero tutta lì la FELICITà: un cuore che SFIORA il VELLUTO di pelle, l’AGGILITÁ che sei più VELOCE del dolore che lo SCARTI e lo lasci nell’OMBRA, eppoi soltanto SOLE, ubbriacarsi di LUCE e un penziero felice di pelle che DANZA.

eNZO
[somewhere in the web]

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May 15

Cecità | José Saramago

[...] abbiamo finito col ficcare la coscienza nel colore del sangue e nel sale delle lacrime, e, come se non bastasse, degli occhi abbiamo fatto una sorta di specchi rivolti all’interno, con il risultato che, spesso, ci mostrano senza riserva ciò che stavamo cercando di negare con la bocca.

[...] le risposte non vengono ogniqualvolta sono necessarie, come succede del resto spesse volte che il rimanere semplicemente ad aspettarle sia l’unica risposta possibile.

[...] attraversarono una grande piazza dove c’erano gruppi di ciechi intenti ad ascoltare I discorsi di altri ciechi, a prima vista né questi né quelli lo sembravano [...] Si proclamavano la fine del mondo, la salvezza penitenziale, la visione del settimo giorno, l’avvento dell’angelo, la collisione cosmica, l’estinzione del sole, lo spirito tribale, l’umore della mandragora, l’unguento della tigre, la virtù del segno, la disciplina del vento, il profumo della luna, la rivendicazione della tenebra, il potere dello scongiuro, l’impronta del calcagno, la crocifissione della rosa, la purezza della linfa, il sangue del gatto nero, il sopore dell’ombra, la rivolta delle maree, la logica dell’antropofagia, la castrazione indolore, il tatuaggio divino, la cecità volontaria, il pensiero convesso, quello concavo, quello piano, quello verticale, quello concentrato, quello disperso, quello fuggito, l’ablazione delle corde vocali, la morte della parola.

[José Saramago, Cecità, Einaudi 2005]

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May 05

Teoria e pratica di ogni cosa | Marisha Pessl

È fuorviante immaginare le persone, osservarle attraverso l’occhio della mente, perché non le si ricorda mai per quello che sono davvero: con altrettante incoerenze quanti sono i capelli su una testa umana (tra i 100.000 e i 200.000). La mente, invece, si serve di una stenografa pigra, appiattisce le persone sulle loro caratteristiche dominanti – il pessimismo o l’insicurezza (talvolta trasformandole, soltanto per pigrizia, in buone o cattive) -, e così si commette l’errore di giudicarle solo su questa base rischiando, di conseguenza, a un successivo incontro, di farsi cogliere pericolosamente alla sprovvista.

Era una di quelle circostanze in cui si sente la pelle improvvisamente sottile come la sfoglia su una fetta di baklava, quando si desidera disperatamente che una persona non se ne vada ma si sta zitti per provare l’isolamento nella sua forma più pura, come su una tavola periodica degli elementi un gas nobile, o il pròzio, l’isotopo più comune dell’idrogeno.

[Marisha Pessl, Teoria e pratica di ogni cosa, Bompiani 2008]

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