Le disse che adesso si sentiva solo come non si era mai sentito, quasi l’assenza di lei avesse lasciato uno spazio cavo in ogni cosa: pensava in continuazione a lei, che non essendoci più era ovunque.
I colleghi sono persone solo fino a un certo punto. Per questo si chiamano risorse umane.
Durante la cena [...] si raccontarono tutto. Le rispettive vite per intero, e le rispettive ambizioni frustrate, i sogni che avevano da bambini e i sistemi di desideri che si erano semplificati col tempo, e le costellazioni che avevano imparato alle elementari, e le fughe a cui avevano rinunciato da adolescenti, e quelle che progettavano adesso che erano adulti intrappolati nelle circostanze, e gli amori da cui erano stati delusi, e le delusioni che a loro volta avevano distribuito tra le persone che amavano, e i singoli istanti delle loro vite in cui avevano rinunciato a credere in singole cose. Ovviamente non si dissero una parola. Furono solo sguardi.
[Peppe Fiore, Nessuno è indispensabile, Einaudi 2012]