Apr 26

Nessuno è indispensabile | Peppe Fiore

Le disse che adesso si sentiva solo come non si era mai sentito, quasi l’assenza di lei avesse lasciato uno spazio cavo in ogni cosa: pensava in continuazione a lei, che non essendoci più era ovunque.

I colleghi sono persone solo fino a un certo punto. Per questo si chiamano risorse umane.

Durante la cena [...] si raccontarono tutto. Le rispettive vite per intero, e le rispettive ambizioni frustrate, i sogni che avevano da bambini e i sistemi di desideri che si erano semplificati col tempo, e le costellazioni che avevano imparato alle elementari, e le fughe a cui avevano rinunciato da adolescenti, e quelle che progettavano adesso che erano adulti intrappolati nelle circostanze, e gli amori da cui erano stati delusi, e le delusioni che a loro volta avevano distribuito tra le persone che amavano, e i singoli istanti delle loro vite in cui avevano rinunciato a credere in singole cose. Ovviamente non si dissero una parola. Furono solo sguardi.

[Peppe Fiore, Nessuno è indispensabile, Einaudi 2012]

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Apr 26

Guardami | Jennifer Egan

«Quanti anni hai se posso chiedertelo?»
«Sedici».
«Sei carina».
Charlotte socchiuse gli occhi.«Non è vero».
«Particolare».
«Non vuol dire carina».
«Ma è una cosa che dura di più».

[...] e io pensai all’attesa, a quanto rendeva vulnerabili. Perché alla fine ci si stancava. Ci si stancava e si prendeva una decisione, si sceglieva qualcuno – o peggio ancora, si veniva scelti – e ci si convinceva che quella fosse la persona tanto attesa.

Tu la senti la forza del destino che ci unisce? Ci pensi a me durante il giorno, come io penso a te? Ti dispiace che non venga a casa tua, le sere che non ci vengo?

Un anno prima, senza avvertimenti – o meglio, dopo un avvertimento che non gli era sembrato diverso dalle migliaia di altri che Mimi gli aveva rivolto fino ad allora – sua moglie aveva smesso di amarlo. Anthony era rimasto sbalordito da quanto fosse stata netta quella sensazione, come se una persona fosse uscita dalla stanza.

[Jennifer Egan, Guardami, Minimum Fax 2012]

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Apr 26

Chiedo scusa | Francesco Abate

Ho sempre benedetto i colpi di fulmine. Quelli in cui ti infiammi per qualcosa che non conosci, il fuoco si abbassa una volta presa coscienza di chi hai davanti, poi si riaccende. Gli amori che crescono nel tempo invece… Quelli fanno male. Perché sono veri e se non hai il coraggio e la prontezza di sbatterci addosso li perdi per sempre. O meglio, durano per sempre.

[Francesco Abate, Chiedo scusa, Einaudi 2010]

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Apr 16

riflessioni #2.

pensavo che invecchiando avrei finalmente capito cosa voglio.
e invece.

invece mi è sempre più chiaro solo quello che *non* voglio.

si può essere felici per esclusione?

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Feb 02

esperimenti.

sono uscita senza telefono per provare a tenere alta la testa e guardare la gente.

senza telefono: quelli del mercato mi urlano le offerte chiamandomi signorina, ho scoperto che la gente esce principalmente per i cani e che i cani sono – in media – più carini della gente, ho visto un cane grande grande entrare in un negozio per scappare da un cane minuscolo (la padrona mi ha sorriso, e io a lei) (così), una signora mi ha chiesto di accompagnarla alla ricerca di un antiquario leggendo tutte le insegne per lei che ci vede poco, molte persone litigano per i parcheggi (pare che prenotarlo senza macchina non sia valido).

voglio anch’io uno di quei carrellini per la spesa.

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Jan 03

La ragazza con la gonna in fiamme | Aimee Bender

Mi ha detto che odiava parlare e che voleva soltanto guardarmi negli occhi e dirmi le cose stando così. Io l’ho lasciato fare e mi hanno messo i brividi di emozione, le cose che aveva negli occhi.

Voglio restare senza fiato e debole, devastata dall’ingresso di un’altra persona nella mia anima. Voglio essere penetrata da un’intuizione.

Mary gli incideva forme sulla schiena con l’unghia smozzicata e guardava la pelle d’oca venire su e poi scendere di nuovo giù, come una piccola popolazione di montagna. [...]
Lui la abbracciò così forte che stava scomoda.

[...] e ti senti ridicola perché ancora riesci a trovare divertente quell’uomo sparito da un pezzo che dormiva rivolto contro il muro e voleva meno di quanto volevi tu.
Tu sei una che vuole molto.

Ho notato questo: al primo appuntamento, se scopate, lui ti abbraccia molto meglio delle volte successive. Al primo appuntamento sei un po’ la controfigura dell’ultima donna che ha amato, prima che si renda conto in pieno che non sei lei, e quindi ti becchi tutta quella bella emozione residua.

[Aimee Bender, La ragazza con la gonna in fiamme, minimum fax 2012]

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Jan 03

Sessanta racconti | Dino Buzzati

Inviti superflui

[...] Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremmo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che non si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre della città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.
Ma tu – adesso mi ricordo – mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo della città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.[...]

[Dino Buzzati, Sessanta Racconti, Mondadori 1958]

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Jan 03

Rabbia | Chuck Palahniuk

«Il motivo principale per cui la gente se ne va dai paesini di provincia» […] «è perché così può sognare di tornarci. E il motivo per cui resta è per sognare di andarsene».
Con questo Rant voleva dire che nessuno è mai felice da nessuna parte.

Un bravo venditore ti guarda negli occhi, imita il tuo linguaggio corporeo, annuisce o ride o sbuffa per dimostrarti che è affascinatoda te. […] Un venditore deve dimostrarti che è ossessionato da te almeno quanto lo sei tu. A quel punto, entrambi condividere una passione comune: te.

Diciamocelo: di solito i ragazzi la lingua la usano per segnare i punti. Ogni volta che alzano la testa per respirare sono lì che misurano il tuo piacere. E tu sai che deve corrispondere esattamente al piacere che gli darai dopo, leccata per leccata. E così tu non ti rilassi mai davvero, non ti lasci andare fino in fondo, sapendo che c’è quel tassametro che gira. Ogni colpo di lingua, un investimento su quello che loro riceveranno dopo.

[Chuck Palahniuk, Rabbia, Feltrinelli 2007]

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Dec 05

winter is coming (and it’s beautiful)

da qualche giorno mi trovo, nell’orario solitamente più produttivo della mia giornata lavorativa, ad attraversare tutta la città sul tram.

non sono abituata ai negozi aperti, al passeggio lento, al traffico.
sono sempre uscita dall’ufficio in una milano in ritardo, con le serrande abbassate. una milano che corre a casa per una cena al volo, o una famiglia trascurata.

le persone delle sei camminano lente, anche nel freddo, si fermano a guardare le luci, le decorazioni curate dei negozi, passeggiano con buffi bambini imbacuccati nei passeggini.

sono quelle persone rassicuranti, con la sciarpa, la cuffia e le mani in tasca.

persone che è bello guardare dal finestrino perché ti promettono che, anche se è l’anno più difficile, Natale sta arrivando, e andrà tutto bene.

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Nov 12

Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile | Peter Cameron

La gente pensa che se riesce a dimostrare di avere ragione l’altro cambierà idea, ma non è così.

Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che si brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq. Era uno di quei momenti in cui ti sembra di non aver mai sentito una certa parola e non riesci a credere che abbia proprio quel significato, e cominci a riflettere su come ci si è arrivati. È come il rintocco di una campana, cristallino e puro, disturbato disturbato disturbato, sentivo il suono vero della parola, così ho detto, come se me ne fossi appena accorto: «Sono disturbato».

Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così; per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffè o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio, e in sintonia con il mondo.

Quasi tutti pensano che le cose non siano vere finché non sono state dette, che sia la comunicazione, non il pensiero a dargli legittimità. È per questo che la gente vuole sempre che gli si dica «Ti amo, ti voglio bene». Per me è il contrario: i pensieri sono più veri quando vengono pensati, esprimerli li distorce o li diluisce, la cosa migliore è che restino nell’hangar buio della mente, nel suo clima controllato, perché l’aria e la luce possono alterarli come una pellicola esposta accidentalmente.

[Peter Cameron, Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile, Adelphi 2007]

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