Jan 24

Un segno invisibile e mio | Aimee Bender

Sono innamorata dello smettere.
A suo modo è un’arte, se ci pensate. Smettere bene richiede un innato senso della bellezza; bisogna saper sentire il momento della svolta, proprio quando il desiderio fa la sua comparsa, quello è il momento di darci un taglio

La gente si accorge solo di quando te ne vai; se resti non se ne accorgono. È come quando si sente davvero un ronzio continuo solo dopo che ha smesso.

Tutti parlano dello shopping come di una fesseria, ma la sostanza è tutta qui. Si tratta dell’affezionarsi visivamente a un oggetto in modo così profondo che non lo si può più lasciare nel negozio.

[...] c’è qualcosa i tremendo, qualcosa di schifoso, nel guardare una persona innamorata di te che si sforza di credere a quella che tutti e due in fondo sapete che è una mezza bugia.

[Aimee Bender, Un segno invisibile e mio, Miminum Fax 2002]

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Jan 21

Kafka sulla spiaggia | Murakami Haruki

Il tuo cuore assomiglia a un grande fiume ingrossato da lunghe piogge. Tutti i segnali stradali stati sono sommersi dalla corrente e trascinati in qualche luogo oscuro. Mentre la pioggia continua a cadere violenta sul fiume. Ogni volta che vedi ai notiziari immagini di inondazioni come questa, pensi: Ecco, dentro di me è esattamente così.

- Secondo lei la musica possiede la capacità di cambiare le persone? Cioè, può succedere che ascoltando una certa musica in un determinato momento, uno abbia intensamente una grande trasformazione?
- Certo, può accadere. Si sperimenta qualcosa, e questo a sua volta produce dentro di noi qualcosa. È una specie di reazione chimica. Poi, in seguito, esaminando noi stessi, ci accorgiamo che tutto il nostro mondo ha acquistato grandezza e profondità. A me è capitato. È raro, ma succede. Come innamorarsi.

- I ricordi ti scaldano il corpo dall’interno. Ma allo stesso tempo ti lacerano dentro.

le cose accadute sono come un piatto che si è rotto in mille pezzi. Per quanto possa tentare di incollarne i frammenti, non potrà mai tornare come era in origine

[Murakami Haruki, Kafka sulla spiaggia, Einaudi 2002]

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Jan 01

La famiglia Winshaw | Jonathan Coe

Ma prima che se ne andasse misi la mano di nuovo sul suo collo e scivolammo in un abbraccio che dapprincipio fu goffo – ma che importava? -; insistemmo, e finimmo con lo stringerci forte l’uno contro l’altra: restai aggrappato al suo silenzio e, chiudendo gli occhi davanti alla nostra immagine riflessa nella finestra della cucina, intuii distintamente la figura di un nodo, fatto dalle tacite paure e dal mio famelico desiderio, che avrebbe resistito saldamente al peggio che il futuro ci avrebbe riservato.

[...] si era messa in ghingheri, come fa la gente quando è presa da quello strano senso delle convenienze a cui è legata la convinzione che, caso mai dovessero andare incontro al loro destino, almeno sono vestiti come si deve.

[Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, Feltrinelli 1994]

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Dec 25

stanno tutti bene.

[è un post che scrivo per me: faccio finta che il blog sia un diario, come ai vecchi tempi]

questo è l’anno che i prossimi anni dirò che bell’anno quell’anno.
è l’anno delle persone giuste nei momenti perfetti, di me che sono stata proprio brava (“ho lavorato bene” si dice in questi casi) e ne ho visto i risultati dentro al cuore e negli occhi degli altri.
ho molte meno persone vicino e sono proprio quelle che voglio. la mia famiglia è tutta stretta intorno a un piccolino che arriverà fra poco e non vediamo l’ora di scoprire se avrà davvero i piedini piccoli come le calzine che gli ho preso.

20111225-154259.jpg

 

stanno tutti bene e io mi sento la più fortunata perché oggi sono qui con loro.

 

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Dec 12

Una casa alla fine del mondo | Michael Cunningham

Restammo così per un pezzo, a capo chino, immobili e vagamente compiaciuti, come un paio di zitelle che hanno imparato a trovare consolazione nella sofferenza insondabile del mondo.

Ho sempre immaginato di poter arrivare alla saggezza attraverso una serie di causalità, come bluffando.

Forse la sorpresa più grande della vita coniugale è la sua persistente cerimoniosità, anche quando sei arrivata a conoscere il corpo e le abitudini dell’altro meglio dei tuoi.

Non mi garbava pensare che entrambe le alternative – una vita fuori misura, pericolosa, o una vita tranquilla da salariato – conducevano prima o poi allo stesso vago disagio, allo stesso convincimento che la nuova generazione avrebbe dovuto migliorare la propria sorte

Il guaio di un’unione tranquilla è che non accetta di spezzarsi – non succede mai che l’ingiustizia o la crudeltà creino un’apertura dalla quale, senza sentirsi in colpa, si possa entrare in una nuova vita. Si vive di piccole cose: una cucina disposta esattamente come tu la volevi, pomodori che maturano su viticci che hai piantato e legato con le tue mani.

“Un tipo pensieroso, credo,” [...] “Uno di quegli individui silenziosi e umorali che la gente definisce ‘difficili’, intendendo dire in realtà che sono dei rompicoglioni.”

Le persone che sono state oggetto di cure affettuose non possono immaginare quanta libertà ci sia nell’essere cattive.

[Michael Cunningham, Una casa alla fine del mondo, Bompiani 2003]

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Dec 08

Tokyo Blues, Norwegian Wood | Haruki Murakami

Capisco che in fondo a poter riempire quel contenitore imperfetto che è la scrittura, sono solo ricordi e pensieri altrettanto imperfetti.

[...] di regola non prendeva mai in mano un libro se lo scrittore non era morto da almeno trent’anni.
Come fai se no a fidarti? diceva.
“Con questo non voglio dire che non mi fido della letteratura contemporanea in assoluto. È solo che non vorrei sciupare del tempo prezioso leggendo opere che non hanno ricevuto il battesimo del tempo.”

Per ogni ferita che io possa averti causato, ne ho causata una uguale a me stessa. Perciò, ti prego, nom odiarmi. Io sono una persona imperfetta. Molto più di quanto non immagini. E proprio per questo nom devi odiarmi.

[Haruki Murakami, Tokyo Blues Norwegian Wood, Feltrinelli 1993]

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Dec 06

La Strada | Cormac McCarthy

Ricordati che le cose che ti entrano in testa poi ci restano per sempre, gli disse. Forse dovresti rifletterci.
Però certe cose uno se le dimentica, no?
Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.

Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore.
Nascono dal cordoglio e dalle ceneri.

Domanda: che differenza c’è fra ciò che non sarà mai e ciò che non è mai stato?


[Cormac McCarthy, La strada, Einaudi 2007]

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Nov 11

L’intelligenza erotica | Esther Perel

[...] la vita moderna ci ha privato delle risorse tradizionali, e ha creato una situazione in cui ci aspettiamo da una sola persona quella protezione e quei legami emotivi che un tempo erano garantiti da una molteplicità di reti sociali. Le relazioni intime fra adulti sono sovraccariche di aspettative. [...] Viviamo a chilometri di distanza dalle nostre famiglie, non frequentiamo più gli amici di infanzia, e veniamo regolarmente sradicati e trapiantati. Tutta questa discontinuità ha un effetto cumulativo. Portiamo nella nostra relazione sentimentale una vulnerabilità esistenziale quasi intollerabile… come se già l’amore di per sé non fosse abbastanza pericoloso.

L’infanzia è stata santificata al punto che non sembra più ridicolo che un’adulta si sacrifichi interamente per sostenere lo sviluppo senza macchia e senza dolore della sua prole: una macchina da allevamento disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. È una bella differenza rispetto ai tempi in cui i figli erano considerati prima di tutto risorse economiche per la collettività, e le donne ne partorivano molti nella speranza di tenerne qualcuno. Non ricaviamo più lavoro dai nostri figli; oggi ne traiamo significato.

Al margine di ogni coppia vive il terzo. È il fidanzatino del liceo di cui ricordiamo ancora le mani, la cassiera carina, il bel professore con cui flirtiamo quando andiamo a prendere nostro figlio a scuola. Il terzo è il sorriso di un uomo sulla metropolitana. È la spogliarellista, la pornostar, la prostituta, anche se non l’abbiamo mai toccata. È quello su cui fantastichiamo facendo l’amore con nostro marito. È quella che puoi trovare sempre più spesso su internet. Reale o immaginato, incarnato o no, il terzo è il fulcro attorno al quale la coppia trova l’equilibrio. È la manifestazione del nostro desiderio verso ciò che è oltreconfine. È il proibito.

[Esther Perel, L'intelligenza erotica, Ponte delle Grazie 2007]

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Oct 28

Croccantissima | Simone Rossi

Tu invece (noi invece) noi siamo talmente vicini che il prossimo sei sempre tu, mi diceva Marta. Nessuno si approssima: aspettano il turno dietro la linea gialla che garantisce la nostra discrezione e sono ancora lì che aspettano. E sai perché per me sei sempre il prossimo? Perché le tue canzoni mi annoiano dopo due strofe. Sei bravo, eh, hai venti o trenta persone che te lo dicono, ma io dopo due strofe mi annoio. Non è colpa tua. Non è colpa mia. È che non mi piace il genere. Non li ascolto quelli come te. Ma quindici persone che verranno al tuo funerale le troverai sempre.

[Simone Rossi, Croccantissima, 2011]

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Sep 08

donne da spogliatoio.

c’è quella nuova, appena arrivata. quella sceglie il primo armadietto vicino alla porta, quello dove passano tutti e l’aria condizionata è a bomba, quello talmente lontano dalla doccia che per arrivarci devi chiedere indicazioni.
c’è quella che si porta 15 amiche e che il tempo che io impiego per cambiarmi, fare il corso, la sauna, l’idromassaggio, uscire e andarmene, lo passa nello spogliatoio a parlare male della vicina di casa cicciona.
c’è quella timida, che si cambia nell’asciugamano, si tiene il costume nella doccia e sceglie l’armadietto dietro la colonna, quello senza specchi nei dintorni.
c’è la famiglia calabrese che (giuro!) si porta la borsa frigo per il tè della bambina che se corre poi ha sete.

poi c’è lei, l’ape regina, quella che ha il diritto di prelazione sugli armadietti più comodi, quella che tiene ogni sera una conferenza di aggiornamento sui cazzi suoi con un tono di voce talmente fastidioso che non puoi fare a meno di chiederti se il tipo con cui racconta di uscire sia sordo o semplicemente immaginario.
quella che non è figa, ma finge benissimo perché prima di uscire dalla palestra si massaggia con il guanto scrabboso, si mette la crema idratante, la crema anticellulite, l’abbrozzante, si trucca, si asciuga i capelli, si fa la piega e la piastra, si mette i tacchi e gli orecchini. e svolge tutte queste operazioni sempre nuda, immagino per dimostrare che lei problemi non ne ha, niente la imbarazza e, quanto a ceretta, è fan della strisciolina.

ecco, lei è quella che la settimana scorsa m’ha rubato l’asciugamano.

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